Il giorno delle elezioni

Questo mio articolo è uscito giovedì 3 maggio 2012 sul Corriere del Veneto.


Ogni italiano che abbia avuto modo di seguire da vicino la campagna elettorale francese, deve aver provato, come me, un certo sollievo. Ha potuto rendersi conto che altrove, la politica è ancora una cosa normale. Che i partiti di sinistra sono di sinistra e hanno nomi di sinistra, e lo stesso accade per quelli di destra. E non riguarda soltanto i nomi. Ma anche le cose che dicono, gli slogan, i manifesti, i colori. Per non parlare delle alleanze. Il Front de gauche, ad esempio, il fronte della sinistra, raggruppa al suo interno partiti dichiaratamente di sinistra e il Ps, il Partito Socialista di François Hollande non ha mai avuto segretari corrotti e fuggiti all’estero. Per carità, nessuno è perfetto, e pure da quelle parti ogni tanto succede qualcosa, ma pare non si sia mai sentito parlare di diamanti sequestrati a tesorieri di partito e a vicepresidenti del Senato, né di leader di tal o talaltro partito processati per concussione (Dominique Strauss Kahn, tanto per intenderci è da tempo ormai nulla più che un privato cittadino, impegnato a difendersi da accuse legate ai suoi vizi privati. E non si è mai sognato di parlare di burlesque, tanto per dire, ma ha chiesto scusa e si è vergognato). Prendo come esempio la Francia, ma stesso discorso si potrebbe fare praticamente per tutti i Paesi europei. Poi, ritorni in Italia, ed è come sbarcare su Giove o (e forse ha proprio ragione lui) dentro a un puro spettacolo di burlesque. Tecnici al governo – e già questa è una pura anomalia – tirati quotidianamente una volta e destra, una volta a sinistra e, sempre, al centro, in quell’eterno tentativo di ricreare un centro a tutti i costi. Ritorni in Italia e scopri che il partito che urlava Roma ladrona ruba più di Arsenio Lupin. Assisti a questo teatrino dove Caio finge di non aver mai saputo che Tizio, suo compagno di partito e (addirittura) braccio destro, rubasse. Anime candide – governatori di regioni – che fanno finta di nulla. O che avevano le vacanze pagate dal corruttore di turno. Rientri in Italia (su Giove) e ti accorgi che il tizio del burlesque che chiama amore ragazzine appena maggiorenni, pensa di cambiare ancora una volta nome al suo partito, unico Paese, il nostro, dove è stata devastata la mappa politica, dove tutto si mescola con tutto, ché tanto arriva sempre il politologo di turno a dirti che destra e sinistra non hanno più senso, poi ti guardi intorno e scopri che queste scemenze si dicono soltanto da noi. Intanto, nel frattempo in certi comuni, dove si voterà per il rinnovo delle amministrazioni, il Pd fa lista comune con il Pdl (a Jesolo, per esempio), chiamando la lista con nomi stravaganti, e nonostante tutte le giustificazioni e i distinguo che ti fanno quando tu strabuzzi gli occhi, l’esito che ne deriva è: il potere per il potere. Non riesco a governare sottolineando le differenze, e allora divento come gli altri e chissenefrega dei valori, della politica e dei cittadini. Che squallore. Per non parlare di quel dirigente regionale del Pd che di fronte al nome di Mélenchon, la sorpresa delle elezioni francesi, aggrotta le ciglia ed esclama: e chi è? Ritorni in Italia, e scopri che ci sono grillini che saltano da tutte le parti, e che sì, in fondo è il colpo finale che ci meritiamo: la politica in mano a un comico. Ché tanto, peggio di così. Riusciremo mai a essere un Paese normale?
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