Saggezza elettorale

Questo mio articolo è uscito sul quotidiano Terra lunedì 22 marzo 2010.

Diciamocelo con franchezza. Diciamocelo almeno noi, che le cose sappiamo ancora decifrarle, osservarle, che la realtà riusciamo ancora in qualche modo a interpretarla, a esserne testimoni. Testimoni attoniti e sconcertati, però. Sì, perché se guardiamo con attenzione a ciò che sta accadendo là fuori, dentro al teatrino permanente del nostro paese, dentro al reality perpetuo di questo posto chiamato Italia, una nazione che si inquieta in diretta per il malore a Mauro Marin, che non è altro che uno di quei ragazzetti grandefratellati senza la minima traccia di talento o interessi o passioni che soltanto qui da noi possono assurgere – oggi – a eroi, se guardiamo a quest’Italia qui, che ignora i veri problemi e si concentra sulle provocazioni idiote che uno scrittore di talento come Aldo Busi, ma dagli atteggiamenti sciocchi e vanesi da esibire non nei suoi libri ma nello squallido spettacolino televisivo, se guardiamo a quest’Italia berlusconizzata in ogni suo ambito con gli occhi della saggezza e del buon senso che siamo riusciti a conservare malgrado tutto, non ci sarebbero dubbi. Quella gente lì, i protagonisti del teatrino, gente come Renato Brunetta, per esempio, non prenderebbero mezzo voto. Gente che se si presentasse all’elettorato in altri paesi vicini al nostro ma lontani ormai anni luce rispetto alla nostra vita civile e politica – penso a qualunque paese europeo, compresi molti dell’est – ebbene gente del genere, verrebbe spazzata via in un battibaleno. Qui no. Qui da noi, a Venezia, nonostante tutto quello che sta accadendo (le puttane del presidente chiamate come macchine per mistificare ancora una volta il linguaggio – escort – la protezione civile usata a fini quanto meno disdicevoli, l’uso indecente del potere nei confronti dell’informazione e dei giudici, la distruzione scientifica e di massa della scuola e dell’università per ottenere generazioni catatoniche e manovrabili, insomma tutto lo schifo di cui sapete) qui, dicevo, anziché assistere al fuggi fuggi da partiti e movimenti inguardabili, assisti basito all’evento opposto: gente che credevi insospettabile, gente che credevi in grado di decifrare le cose che salta sul quel carro perché ha capito che la squallida politica del vincitore, la sua condotta illegale, arrogante, totalitaria, è – qui – invincibile. Vedi gente che si avvicina a Renato Brunetta e resta affascinata dal suo nulla, da quel fiume di parole farcito di demagogia e volgarità, di sdilinquimenti e mistificazioni. O, forse, più semplicemente, resta affascinata dalla fettina di potere che ti offre. Perché in quest’Italia, oggi, chi vuole associarsi alla banda avrà il suo buon tornaconto. Assisti a tutto ciò e ti rendi conto che questo paese sembra null’altro che un paese senza speranza. Come può, una classe dirigente che ormai esibisce apertamente il malaffare come disegno politico, attrarre ancora gli elettori? Già. Come può? Può. Per tutto ciò, allora, Venezia potrebbe diventare il luogo del riscatto. Sconfiggere Brunetta, domenica prossima, potrebbe servire da esempio e da monito al resto del paese. Ci proviamo?