Hemingway e il Veneto

Questo mio articolo è uscito sul Corriere del Veneto del 5 marzo 2010. Non so se e quanto abbia contribuito, ma sta di fatto che quella scuola non verrà più abbattuta.
Ernest Hemigway e il Veneto. Nessun altro grande scrittore straniero ha avuto un rapporto con la nostra regione tanto intenso e ripetuto nel tempo. Fu il destino, e non una scelta precisa, a portare lo scrittore dalle nostre parti nel corso della prima guerra mondiale. Da quel momento in poi, il Veneto divenne una sua destinazione ricorrente. Sempre lo stesso tavolo all’Harry’s Bar, dove andava a bere, certo, ma anche a scrivere. La laguna, dove andava a caccia, Caorle, e poi i luoghi, appunto della prima guerra mondiale, rivissuti nel bellissimo romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi e raccontati, molto tempo prima, in un altro romanzo, Addio alle armi. Non solo. Hemingway ha elevato Mestre ai ranghi più nobili della letteratura in un passo di Di là dal fiume e tra gli alberi: “Stavano avvicinandosi rapidamente a Mestre, e già era come andare a New York la prima volta che ci si andava, in passato quando era splendente, bianca e bella. Ce l’ho ancora fatta a vederla, pensò. Ma quello era prima del fumo. Stiamo entrando nella mia città, pensò. Cristo, che bella città”. Niente meno. Oggi, uno di quei luoghi veneti, la vecchia scuola elementare di Monastier, sta per essere abbattuta. Dentro a una di quelle aule, a Hemingway salvarono la vita, dopo che era stato ferito a Fossalta da centinaia di schegge. Il Veneto non ha mai saputo valorizzare il patrimonio Hemingway. Lo dico nel modo cinico, perché so bene che dalle nostre parte contano gli “schei”. Ebbene, anche da questo punto di vista si sarebbe potuto fare molto, ma la cultura, dalle nostre parti, è spesso – e da troppo tempo – considerata qualcosa di superfluo. Così Caorle, Venezia, Cortina, Monastier, Fossalta, nulla hanno fatto. A differenza di Lignano. Lì sono stati bravissimi. Hemingway ci passò per caso nel 1954, insieme a un amico architetto che vi stava facendo dei lavori. Ci fu qualcuno che non perse l’occasione per scattare qualche foto. Ce n’è una che lo ritrae con alle spalle un cartello: “Lignano Pineta Spa”. Si fermò in tutto un paio d’ore. Per farlo tornare gli regalarono un terreno per costruirsi una casa, ma lui preferì Cuba. Eppure, nonostante ciò, Lignano ha legato il suo nome a quello di Hemingway in maniera indissolubile, dedicandogli un parco e poi un prestigioso Premio Letterario. Un investimento a lunga scadenza che ha portato i suoi frutti, oltre a offrire qualcosa di prezioso allo spirito di villeggianti-lettori. Sono stati bravissimi a capitalizzare il poco che avevano a disposizione. Noi veneti, invece, ora stiamo per buttare giù un luogo fondamentale nella biografia di Ernest Hemingway. Per costruire case dell’Ater, certo. Non fosse che quella vecchia scuola, potrebbe essere già da decenni un punto cruciale del turismo e della cultura, il luogo dove raccogliere tutto ciò che lega uno dei più grandi scrittori di sempre alla nostra regione. Abbattere quella scuola significa demolire il buon senso, la memoria, la storia e la possibilità di far quattrini attraverso la cultura. Si fermeranno?