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	<description>il taccuino di uno scrittore</description>
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		<title>il Vocabolario di Fahrenheit. Impassibilità</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 17:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da lunedì 9 a venerdì 13 agosto sarò ospite della trasmissione di Radio3, Fahrenheit. Sarò l&#8217;autore delle voci della rubrica Vocabolario di questa settimana. Tre minuti al giorno. Questa è la prima, che potete anche ascoltare QUI. Vorrei incominciare dalla prima parte del titolo del mio nuovo libro, Impassibili e maledette, pubblicato da Limina, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da lunedì 9 a venerdì 13 agosto sarò ospite della trasmissione di Radio3, Fahrenheit. Sarò l&#8217;autore delle voci della rubrica Vocabolario di questa settimana. Tre minuti al giorno. Questa è la prima, che potete anche ascoltare <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/popupaudio.html?t=fahrenheit&#038;p=fahrenheit&#038;d=&#038;u=http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2010/audio/vocabolario2010_08_09.ram">QUI</a>. </em></p>
<p>Vorrei incominciare dalla prima parte del titolo del mio nuovo libro, Impassibili e maledette, pubblicato da Limina, che è sì un libro sul calcio, ma non solo. Il calcio è spesso un pretesto per raccontare altro, per dare luce alle cose partendo dal più enorme luogo comune del nostro paese. Il calcio appunto. Dunque, dicevo, vorrei partire dalla parola Impassibilità che secondo il dizionario Devoto-Oli, significa &#8220;Atteggiamento impenetrabile d&#8217;indifferenza o d&#8217;insensibilità&#8221;. Impassibili, nel libro, sono le espressioni del calciatore Andrea Pirlo, che ha sempre la stessa faccia sia che calci il rigore della finale dei mondiali a Berlino nel 2006, sia che tiri un calcio d&#8217;angolo allo stadio Granillo contro la Reggina. Impassibile è infatti, sempre secondo il Devoto-Oli, &#8220;chi non lascia trasparire alcun turbamento o alcuna emozione&#8221;. E, aggiungo io, magari soltanto in apparenza. In letteratura, impassibili, ognuno a modo suo, sono per esempio il Palomar di Italo Calvino e il Bartleby di Herman Melville. Al cinema lo sono invece Buster Keaton e Jacques Tati. Per non parlare, poi, del teatro e dei libri di Samuel Beckett. Mi ha sempre affascinato colui che sa essere impassibile. Soprattutto gli impassibili che poi, alla fine, come Andrea Pirlo, riescono a fare. Dove l&#8217;indifferenza &#8211; apparente, ripeto &#8211; è un propellente. L&#8217;impassibilità, poi, sa essere discreta, a volte invisibile. Un pregio in quest&#8217;epoca dove l&#8217;apparire, l&#8217;esagerare, il mostrarsi sembrano essere l&#8217;unica chiave per l&#8217;ottenimento di un risultato (e non necessariamente sportivo, il risultato). Ai tempi della scuola, invidiavo i miei compagni di classe o di studi capaci di affrontare qualunque interrogazione, compito o esame che fosse con una soave impassibilità. Perché anche fosse stata soltanto apparente, quell&#8217;impassibilità era un bel valore aggiunto, volete mettere, rispetto a quelli che, come me, arrivavano davanti all&#8217;insegnante tutti ansimanti, sudaticci e praticamente privi di unghie, smangiucchiate nell&#8217;estenuante &#8211; e nient&#8217;affatto impassibile &#8211; attesa. Ma l&#8217;impassibilità, specie se collettiva, può rasentare, a volte, la catatonia. Catatonia, per il Devoto-Oli, è una &#8220;sindrome psicotica caratterizzata dal persistere in un atteggiamento corporeo assunto spontaneamente o per imposizione&#8221;. Ecco, mi domando se noi italiani, da qualche anno a questa parte, immobili nell&#8217;assistere al disastro complessivo in atto nel nostro paese, siamo più impassibili, indifferenti, rassegnati, o catatonici. E se lo siamo solo apparentemente o pienamente. Secondo voi?<br />
Un saluto e a domani, sempre qui a Fahrenheit, da Roberto Ferrucci</p>
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		<title>U2, il ritorno, a Torino</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 16:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri gli U2 sono ritornati in Italia. Non solo. Sono ritornati davvero, dopo i timori per la schiena di Bono, operato l&#8217;inverno scorso per un serio problema alla schiena che ne ha messo a rischio la carriera, quando meno nei concerti da vivo. Ve lo immaginate Bono cantare seduto? Ieri sono ritornati, in un concerto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri gli U2 sono ritornati in Italia. Non solo. Sono ritornati davvero, dopo i timori per la schiena di Bono, operato l&#8217;inverno scorso per un serio problema alla schiena che ne ha messo a rischio la carriera, quando meno nei concerti da vivo. Ve lo immaginate Bono cantare seduto? Ieri sono ritornati, in un concerto, al solito, memorabile. E sono ritornati a Torino, nove anni dopo quel 21 luglio 2001, durante i giorni del G8 di Genova. Chi ha letto <i>Cosa cambia</i> (Marsilio 2007), sa che il protagonista di quel romanzo, da Genova va a Torino per vedere il concerto. Fuori, alla fine, riceve una telefonata da Genova, da dentro il macello della Diaz. Il critico letterario di Radio France Inter e di Regards, Arnaud Viviant, ha definito quel capitolo esemplare non solo del romanzo, ma come racconto di quest&#8217;epoca, delle sue contraddizioni, della globalizzazione, della nostra quotidianità. Ringrazio Arnaud per la sua lucida e importante (soprattutto per me come scrittore) lettura. Ero tentato di pubblicare qui il capitolo del concerto di Torino. Ma sarebbe troppo. Ripubblico invece il reportage del concerto di Milano dello scorso anno, uscito sul Manifesto. Buona lettura, e buon ascolto (in rete gira già la registrazione del concerto di ieri sera. Magnificient).</p>
<p><em>Questo articolo è uscito sul manifesto del 10 luglio 2009.</em></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1033" href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/2009/07/11/u2-il-racconto-del-concerto/p1030373/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1033" title="P1030373" src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/P1030373-300x225.jpg" alt="P1030373" width="240" height="180" /></a>Quando Bono, cantando <em>Ultraviolet</em> si aggrappa a un microfono che sembra venire giù dritto dal cielo, ho pensato che le passioni, le ossessioni, spesso sono un gancio per tenerci aggrappati alla giovinezza. Per Gianfranco Bettin e me è così, anche se poi, gli U2 sono ben altro, visto quanto e come sono entrati nei nostri stessi libri. Perciò partiamo per Milano, seconda data del <em>360° Tour</em>, messa seriamente a rischio dallo sciopero dei benzinai. In macchina inizia il derby dei fans, giocato da un interista e un milanista, su chi ha visto più concerti. Stravince lui undici a cinque, del resto il milanista sono io e si sa come vanno le cose in questi ultimi tempi. Da anni, poi, non giochiamo più il match dei bootleg. Il divieto della vendita prima e l’avvento degli mp3 poi, ha reso impraticabile la sfida. <a rel="attachment wp-att-1034" href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/2009/07/11/u2-il-racconto-del-concerto/p1030399/"><img class="alignright size-medium wp-image-1034" title="P1030399" src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/P1030399-300x225.jpg" alt="P1030399" width="300" height="225" /></a>Mentre sistemo batterie supplementari e schede di memoria nella macchina fotografica, riceviamo prima una telefonata che ci aggiorna sulla situazione degli arresti dei no global. Nell’altra, la notizia che il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva dei lavori del Villaggio Sinti di Mestre, voluta a tutti i costi dall’opposizione di destra. Evviva il rock, che qui in particolare non c’entra, ma che va sempre bene. Qualche cd di introduzione alla serata, non necessariamente U2, ma anche Springsteen, REM, Genesis e di coda c’è un accenno solo in uscita dall’autostrada. Poi, si inanellano una serie di colpi di fortuna che la dicono lunga di come sia diverso il nostro approccio a questo concerto rispetto al precedente visto insieme, <em>Elevation Tour</em> 2001, data di Torino, 21 luglio, noi in arrivo da Genova, dopo i due giorni infernali, tragici del G8, entrati a concerto già iniziato &#8211; imperdonabile per un fan &#8211; e che all’uscita ci riservò un’altra telefonata, direttamente dalla Diaz e via di corsa verso Genova. <a rel="attachment wp-att-1036" href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/2009/07/11/u2-il-racconto-del-concerto/p1030424/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1036" title="P1030424" src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/P1030424-300x225.jpg" alt="P1030424" width="300" height="225" /></a>Stavolta è divertente constatare che siamo gli unici a entrare nel nostro settore, nessuna coda, e idem alla toilette, per un altro rito, irrinunciabile, pre-concerto. Dentro, gli Snow Patrol, ottimo gruppo, ben più che emergente, sta suonando davanti a una platea che si sta formando e perciò un po’ distratta. Mi sono sempre chiesto che cosa provi, il classico gruppo spalla, a sentirsi in sostanza un puro riempitivo. Si srotolano striscioni: “Add Bono to G8”, oppure quello dove si legge un numero di cellulare e sotto scritto “Edge call me”. Sono certo che se lo facessi lo troverei occupato ma non per colpa di The Edge. La struttura del palco fa impressione. Guardiamo ammirati quell’artiglio, o astronave, o quello che volete. Gianfranco fa un po’ di calcoli per capire in quale punto preciso dello stadio ci troviamo. Viene fuori che siamo in Curva Nord, quella interista, dove mai avrei pensato di mettere piede, un giorno. Gli Snow Patrol salutano e sull’enorme display dell’artiglio appare la scritta “Snow Patrol loves Milano”e sul palco gli addetti preparano gli strumenti per i quattro di Dublino. Il prato è pieno e a pochi metri dal palco ci sono delle toilette chimiche. Mi domando che effetto faccia fare pipì mente Bono canta dal vivo lì a due passi. Parte <em>Space oddity</em>, di David Bowie, ed è in perfetta sintonia con l’atmosfera spaziale di questo palco a 360° che dà il titolo al tour.<br />
<a rel="attachment wp-att-1035" href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/2009/07/11/u2-il-racconto-del-concerto/p1030418/"><img class="alignright size-medium wp-image-1035" title="P1030418" src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2009/07/P1030418-300x225.jpg" alt="P1030418" width="300" height="225" /></a>Un boato, naturale, li accoglie sul palco. Ma a San Siro il boato di quasi ottantamila persone bisogna provarlo per capirlo. Raccontarlo è impossibile. Io scatto e riprendo e da bravo fan voglio anche condividere e mando qualche mms e email. Poi cantiamo, come tutti, va da sé. Forse c’è anche un che di consolatorio in tutto questo. Condividere gli U2 non è solo una questione musicale, ma molto altro. Lo vedi &#8211; lo senti dentro, soprattutto &#8211; quando partono canzoni come <em>Sunday Bloody Sunday</em> o <em>Angel of Harlem</em>, tutti le urlano, più che cantarle. Ma il vero boato, che fa tremare San Siro, è quando Bono parla di Berlusconi, delle sue promesse non mantenute riguardo al debito dei paesi più poveri. Un boato fatto di urla, di fischi e, sì, di odio forse anche o di esasperazione e vergogna, quanto meno. E il nome di Berlusconi pronunciato qui, mi dà un senso di sporcizia. Poi però subito ritorna il rock. E i quattro continuano a percorrere i 360° del palco, corrono, saltano, suonano, cantano. Uno spettacolo enorme. Che sembra non finire mai, o non vorresti finisse mai, e poi infatti non finisce, perché va a sommarsi agli unidici di Gianfranco, ai cinque miei e ai chissà quanti di tutti quelli che sono qui e gli U2, allora, sono semplicemente la colonna sonora della tua vita, tutto qui. E alla fine, è rock anche la frenesia degli addetti che iniziano subito a smontare il palco mostruoso, e restiamo lì ad ammirarli mentre San Siro si spopola. Sparpagliando gli U2 in giro per le vite. Le nostre. <em>Magnificient, oh oh oh</em>.</p>
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		<title>da Cosa cambia, Bologna, trent&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Trent&#8217;anni fa, oggi, a Bologna esplodeva la bomba alla stazione. Oggi, nessun rappresentante del governo sarà presente alle celebrazioni. L&#8217;ineffabile La Russa ha detto che non ci andranno &#8220;perché tanto ci fischiano&#8221;. Ha avuto il coraggio e la stolidezza di dire una cosa del genere, un ministro della Repubblica. Uno che dovrebbe rappresentare tutti, anche chi lo fischia. Oppure, forse, magari c&#8217;è anche un inconscio imbarazzo, verso una verità che dentro il cuore del potere, di un certo potere, è nota, e che noi non sapremo mai.<br />
Nel 2007 è uscito il romanzo <em>Cosa cambia</em>. In una delle ultime pagine, il protagonista rievoca il 2 agosto 1980. Si trova  a Genova, dove è ritornato pochi giorni dopo avere vissuto l&#8217;incubo del G8. È il 2 agosto 2001. Genova 2001 è sulla stessa linea di Bologna 1980 e di Milano 1969, e di tutte quelle date oscure che caratterizzano in nero la storia recente di questo paese.   </p>
<p><img src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2007/10/cosacambiaweb_150x231shkl.png" alt="" title="cosacambiaweb_150x231shkl" width="150" height="231" class="alignleft size-full wp-image-15" /><i>L’ultima volta che feci l’amore con Elisa, e Elisa con me, fu il mattino del 2 agosto, appena svegli. Nei giorni precedenti, appena goduto, tacevamo. Ma quella mattina le chiesi se sapesse che giorno fosse, quel giorno. Capì dalla domanda che non si trattava di una data qualunque e, di sicuro, non poteva trattarsi di qualcosa legato al nostro rapporto, nato una settimana prima e già destinato alla sua fine. Mi disse di raccontare e io raccontai. Le chiesi se fosse mai stata a Bologna. Alla stazione di Bologna. E se lo avesse mai notato, quello squarcio, sulla parete che divide il primo binario dalla sala d’attesa. E l’orologio, fuori, fermo alle dieci e venticinque di quel giorno e la lapide. Sì, Elisa sapeva. E aveva visto, certo. Non era ancora nata quel giorno, ma ne aveva sentito parlare. E voleva fossi io, adesso, a raccontarle. Io che ho gli stessi anni di suo padre e che da tre giorni ero chiuso con lei in quella stanza a fare l’amore. Le parlai del mio primo anno di università, e di quella mattina, appena dopo l’alba. Al mare. La prima volta che decisi di andare a correre sulla spiaggia. Tornai e alla radio, mentre facevo la doccia, sentii dell’esplosione. Non andai mai più a correre la mattina. Ho associato per sempre quell’attentato a quella mia corsa ma appena glielo dissi mi pentii. Mi venne in mente lo sguardo basso di Elisa dalla stazione a lì. Rividi i suoi occhi che mi guardavano agitati ed eccitati ogni volta che stavamo per mettere piede fuori dalla stanza e lei che allora mi saltava al collo e incominciava a baciarmi furiosamente. Strinsi gli occhi e mi diedi del coglione, appena finito il racconto. Ma Elisa parlò. C’è una cosa che non ti ho detto di quel giorno, disse, dopo che mi hai lasciata al camion. Io sapevo che era rimasta là sopra, a riprendere con la sua videocamera gli scontri da lontano. Sì, ma poi sono scesa, disse. Le era arrivato un sms di Renato – un mio amico, precisò – stava lì in una delle vie parallele. Lo raggiunsi, disse. Stava insieme ad altri. Stavano aiutando uno che perdeva sangue dalla testa. Arrivai io ma arrivarono anche loro, agitando i manganelli e urlandoci di tutto da sotto ai caschi. Menarono tutti. Renato, gli altri e anche il ragazzo ferito, preso a calci nonostante fosse già steso a terra sanguinante. Lei non li aveva ancora raggiunti, stava qualche decina di metri più indietro. Gridava. Vedeva questi che manganellavano, scalciavano, insultavano, umiliavano. Ne trascinarono via un paio, compreso Renato. Lei continuava a urlare e uno, soltanto uno di quei ragazzi in divisa si staccò dagli altri e andò verso di lei. Ascoltai tutto. Parola per parola, che scandì con lentezza. Raccontò senza mai staccare gli occhi dal soffitto, rivolti in alto, sì, ma come se fossero sempre incollati al marciapiede, quei suoi occhi, come al nostro arrivo. Soltanto un semplice rovesciamento del punto di vista. Speculare. Le sue parole uscirono senza una vibrazione, senza una scalfittura. Una freddezza che nulla aveva a che vedere con quel granello che non seppi soffiar via dalla tela delle sue spalle – larghe, sinuose, le spalle di Elisa – mentre scendevamo dal treno. L’avessi accarezzata davvero, adesso sapevo non sarebbe comunque servito a niente.</i> (dal romanzo <i>Cosa cambia</i>, Marsilio 2007, pag. 179-180)</p>
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		<title>Impassibili e maledette, oggi alla Libreria Marco Polo</title>
		<link>http://www.robertoferrucci.com/wordpress/2010/07/14/un-libro-con-lipad/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 08:18:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 14 luglio 2010, dalle 18:00 alle 20:00, Libreria Marco Polo, Salizada San Lio , Venezia Mercoledì 14 luglio, dalle 18 alle 20, presso la libreria Marco Polo, in Salizada San Lio a Venezia, Roberto Ferrucci incontrerà i suoi lettori, gli amici, e firmerà le copie di &#8220;Impassibili e maledette&#8221; (Limina Edizioni), il suo ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 14 luglio 2010,<br />
dalle 18:00 alle 20:00,<br />
Libreria Marco Polo,<br />
Salizada San Lio ,<br />
Venezia</p>
<p>Mercoledì 14 luglio, dalle 18 alle 20, presso la libreria Marco Polo, in Salizada San Lio a Venezia, Roberto Ferrucci incontrerà i suoi lettori, gli amici, e firmerà le copie di &#8220;Impassibili e maledette&#8221; (Limina Edizioni), il suo ultimo libro.<br />
Un libro che parte dalla figura di un calciatore, Andrea Pirlo, e che poi vaga nei meandri dell&#8217;immaginario. Non solo un libro sul calcio, dunque, ma uno sguardo sull&#8217;oggi. Su un&#8217;epoca dalle passioni effimere e appariscenti.</p>
<p>Ai partecipanti, verrà regalata, una riproduzione autografa della copertina, disegnata dall&#8217;autore. Al termine, brindisi offerto dalla Libreria Marco Polo.</p>
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		<title>Impassibili e maledette, in libreria</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 12:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa cambia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal comunicato stampa della casa editrice Limina. È in arrivo in tutte le librerie Impassibili e maledette. Le invenzioni di Andrea Pirlo. Il libro nato dalla brillantissima penna di Roberto Ferrucci, ed edito da Limina. Più che una biografia sul fuoriclasse del Milan e della Nazionale campione del mondo, si tratta di un atto d&#8217;amore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal comunicato stampa della casa editrice Limina.</p>
<p><a href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/p_1021_628_B51B4AF6-73C7-40B6-AC41-597A9DBE8DE6.jpeg"><img class="alignnone size-full" src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/p_1021_628_B51B4AF6-73C7-40B6-AC41-597A9DBE8DE6.jpeg" alt="" /></a></p>
<p>È in arrivo in tutte le librerie <em>Impassibili e maledette. Le invenzioni di Andrea Pirlo</em>. Il libro nato dalla brillantissima penna di Roberto Ferrucci, ed edito da Limina.<br />
Più che una biografia sul fuoriclasse del Milan e della Nazionale campione del mondo, si tratta di un atto d&#8217;amore verso l&#8217;estetica del calcio e uno dei suoi interpreti più puri.<br />
Silenzioso, discreto, fedele. Genio e regolatezza. Mai sopra le righe, Andrea Pirlo è un campione atipico, lontano dagli eccessi e dalla mondanità che caratterizzano la vita di gran parte dei suoi colleghi. Di lui Marcello Lippi ha detto: «Pirlo è un leader silenzioso: parla coi piedi». Perché Andrea Pirlo è un leader vero, ha il carisma e la sicurezza del campione e classe da vendere. E da vero leader non ha bisogno di ostentarle. Andrea Pirlo è un architetto, più che un artista. Uno di quegli architetti precisi ed essenziali, le cui opere sono talmente perfette, talmente coerenti al paesaggio, da passare quasi inosservate. Di uno come Pirlo ci si accorge soprattutto quando non c’è, quando non gioca. Perché lui è fondamentale anche quando è fuori forma. Una sfortunata realtà, di cui si è dovuto accorgere anche Marcello Lippi, nell&#8217;infausto giorno dell&#8217;eliminazione degli azzurri contro la Slovacchia al mondiale sudafricano. Quando Andrea, seppur reduce da un infortunio, in mezz&#8217;ora di calcio vibrante, ha saputo rianimare il gioco di una Nazionale morente. Riaccendendo le speranze di un intero Paese, con quel suo calcio degno di un “Brunelleschi”, fatto più di geometrie che di pura fantasia.<br />
Così, tra le righe, Roberto Ferrucci ripercorre le tappe del proprio immaginario, alla ricerca della bellezza del calcio, quella nascosta dietro ad un mondo impazzito. Un viaggio messo assieme strato per strato, senza un ordine, in modo incongruo, incoerente.<br />
Perché l&#8217;immaginario è anarchico, come la passione.</p>
<p>L&#8217;autore<br />
Roberto Ferrucci è nato a Venezia nel 1960. Ha pubblicato i romanzi <em>Terra rossa</em> (Transeuropa, 1993) e <em>Cosa cambia</em> (Marsilio, 2007) e le raccolte di reportages <em>Giocando a pallone sull&#8217;acqua</em> (Marsilio, 1999) e <em>Andate e ritorni</em> (Amos edizioni, 2003). Vive a due passi dallo stadio più antico (e bello, insiste lui) d&#8217;Italia: il «Pierluigi Penzo» di Sant&#8217;Elena. Insegna scrittura creativa all&#8217;Università di Padova.</p>
<a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fwww.robertoferrucci.com%2Fwordpress%2F2010%2F07%2F02%2Fimpassibili-e-maledette-in-libreria%2F&amp;t=Impassibili%20e%20maledette%2C%20in%20libreria" id="facebook_share_both_1340" style="font-size:11px; line-height:13px; font-family:'lucida grande',tahoma,verdana,arial,sans-serif; text-decoration:none; padding:2px 0 0 20px; height:16px; background:url(http://b.static.ak.fbcdn.net/images/share/facebook_share_icon.gif) no-repeat top left;">Share on Facebook</a>
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		<title>Corso Salani, regista</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 12:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa cambia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo avrete notato. Faccio fatica a inserire qualunque altra cosa, su queste pagine, dopo avere scritto di Corso Salani. Vorrei davvero che tutti quelli che non hanno mai visto i suoi film, lo facessero. Non quelli dove lui faceva l&#8217;attore, ma i suoi da regista. Vi consiglio il suo da me più amato, Gli occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avrete notato. Faccio fatica a inserire qualunque altra cosa, su queste pagine, dopo avere scritto di Corso Salani. Vorrei davvero che tutti quelli che non hanno mai visto i suoi film, lo facessero. Non quelli dove lui faceva l&#8217;attore, ma i suoi da regista. Vi consiglio il suo da me più amato, <i>Gli occhi stanchi</i>. Lo trovate allegato al libro <i>Conversazioni. Il cinema nelle parole dei suoi autori</i>, di Giuseppe Gariazzo e pubblicato da Lineadaria (nella foto). Ordinatelo, guardate il film, e leggete le due interviste a Corso Salani. Vi accorgerete di trovarvi di fronte a un regista unico, per nulla italiano, inteso nel senso più scontato del termine. Continuerò a raccontare di Corso, in vari modi, perché è stato un maestro di un modo diverso di fare cinema. Un modo, credo, del tutto suo, irripetibile e perciò, appunto, unico e prezioso. Un cinema, quello di Corso Salani, che non si deve disperdere.</p>
<p><a href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_344_250_20D8D1B2-4038-45D5-9410-2D9AF02A509E.jpeg"><img src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_344_250_20D8D1B2-4038-45D5-9410-2D9AF02A509E.jpeg" alt="" class="alignnone size-full" /></a></p>
<a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fwww.robertoferrucci.com%2Fwordpress%2F2010%2F06%2F26%2Fpoi-tocca-continuare%2F&amp;t=Corso%20Salani%2C%20regista" id="facebook_share_both_1335" style="font-size:11px; line-height:13px; font-family:'lucida grande',tahoma,verdana,arial,sans-serif; text-decoration:none; padding:2px 0 0 20px; height:16px; background:url(http://b.static.ak.fbcdn.net/images/share/facebook_share_icon.gif) no-repeat top left;">Share on Facebook</a>
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		<title>Ciao Corso, amico mio</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 20:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corso Salani, bravissimo regista prima che attore, è morto all’improvviso. Le agenzie lo ricordano soprattutto come protagonista di Il muro di gomma di Marco Risi, ma i pochi che hanno potuto vedere i suoi film, come Gli occhi stanchi o Occidente, sanno che ad averci lasciato è un regista raro e originale. Per quel che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso Salani, bravissimo regista prima che attore, è morto all’improvviso. Le agenzie lo ricordano soprattutto come protagonista di <i>Il muro di gomma</i> di Marco Risi, ma i pochi che hanno potuto vedere i suoi film, come <i>Gli occhi stanchi</i> o <i>Occidente</i>, sanno che ad averci lasciato è un regista raro e originale. Per quel che mi riguarda, se n&#8217;è andato un caro amico, che incontravo puntualmente, ogni anno, al Trieste Film Festival. Ci sentivamo spesso, come qualche giorno fa, quando mi chiese consigli per un libro che aveva pronto, un diario di lavoro e di viaggio di uno dei suoi ultimi film. Voglio ricordarlo con questa foto, scattata sul tram che da Opicina, nel gennaio scorso, ci riportava a Trieste. Stava per iniziare a girare un film, a Opicina, terra di confine, come di confine e sui confini erano i suoi film. Ciao Corso, amico mio.</p>
<p><a href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_1024_768_6E3C4D99-8E36-4CDF-A17A-EB4BAE68A753.jpeg"><img src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_1024_768_6E3C4D99-8E36-4CDF-A17A-EB4BAE68A753.jpeg" alt="" class="alignnone size-full" /></a></p>
<a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http%3A%2F%2Fwww.robertoferrucci.com%2Fwordpress%2F2010%2F06%2F17%2Fciao-corso-amico-mio-2%2F&amp;t=Ciao%20Corso%2C%20amico%20mio" id="facebook_share_both_1327" style="font-size:11px; line-height:13px; font-family:'lucida grande',tahoma,verdana,arial,sans-serif; text-decoration:none; padding:2px 0 0 20px; height:16px; background:url(http://b.static.ak.fbcdn.net/images/share/facebook_share_icon.gif) no-repeat top left;">Share on Facebook</a>
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		<title>Jesolo e la promozione turistica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 13:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
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		<category><![CDATA[spiaggia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo mio articolo è uscito mercoledì 8 giugno sul Corriere del Veneto. Un&#8217;operazione pubblicitaria formidabile. Un record mondiale. Qual è la località balneare al mondo che non vorrebbe finire &#8211; e gratis &#8211; sulle pagine dei giornali di mezzo mondo? Ce ne sarebbero certo tante disposte a pagare fior di quattrini pur di ottenere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Questo mio articolo è uscito mercoledì 8 giugno sul Corriere del Veneto.</i></p>
<p>Un&#8217;operazione pubblicitaria formidabile. Un record mondiale. Qual è la località balneare al mondo che non vorrebbe finire &#8211; e gratis &#8211; sulle pagine dei giornali di mezzo mondo? Ce ne sarebbero certo tante disposte a pagare fior di quattrini pur di ottenere un trafiletto a fondo pagina &#8211; che so &#8211; di qualche giornale austriaco, per esempio. Roba complicata, difficile. Ma in questo settore, il talento assoluto, la capacità da fuoriclasse spetta alla nostra spiaggia per eccellenza: Jesolo. Riesce ad arrivarci spesso, sui giornali, in un modo o nell&#8217;altro. Chissà se alle spalle di questi colpi di visibilità inaudita c&#8217;è un&#8217;équipe specializzata, se si tratta dell&#8217;esito del lavoro sopraffino di un sofisticatissimo comitato scientifico, oppure se è l&#8217;ennesimo colpo di genio del sindaco. Come promuovere al meglio l&#8217;afflusso turistico alla propria località, come incentivare le prenotazioni in un periodo di crisi che sta mettendo in ginocchio il turismo in tutta Europa? Semplicissimo: multando i turisti che comprino un oggetto contraffatto da un ambulante. Come la sanzione di mille euro (sì, 1000 euro!) che i solerti vigili urbani jesolani hanno inflitto a una pensionata austriaca. Non c&#8217;è dubbio. Mai modo migliore è stato inventato per pubblicizzare la propria località. Cosa può esserci di più efficace dell&#8217;immagine di una località che privilegi la legalità, il decoro, l&#8217;ordine e la disciplina? Certo, la sventurata &#8211; una pensionata che farà una fatica boia a racimolarli, i mille euro d&#8217;ammenda &#8211; tornata in Austria intesserà le lodi di una località così attenta alla tutela dei propri clienti. Le agenzie di viaggi di tutta Europa avranno liste d&#8217;attesa chilometriche di gente che non vedrà l&#8217;ora di poter dire di esserci stata pure lei, nella spiaggia dei vigili più integerrimi del mondo. Saranno organizzati tour speciali per poter assistere da vicino a queste &#8220;operazioni sicurezza&#8221; in spiaggia e per molti sarà come vivere un&#8217;esperienza dentro al set di un film d&#8217;azione. Il fatto poi che gli stessi albergatori jesolani contestino questo tipo di approccio alla legalità, consapevoli delle disastrose conseguenze a cui può portare, cosa volete che sia. Fra l&#8217;altro, si stanno adoperando per pagarla loro, la multa alla villeggiante. Ma c&#8217;è una coerenza, da parte della giunta jesolana. Le amministrazioni che soprattutto nel Veneto sono riuscite a farsi eleggere solo ed esclusivamente attraverso la demagogia della sicurezza, devono mantenere l&#8217;impegno, costi quel che costi. Anche se il costo, appunto, è quello di mettere a repentaglio l&#8217;afflusso turistico in una località. Anche se mille euro, e non soltanto per una pensionata, sono una cifra folle. Risultato? Vale la pena mettere a repentaglio la propria immagine nel mondo e il conseguente afflusso turistico per combattere (in un modo del tutto discutibile, per altro) la vendita di merci contraffatte? Evidentemente a Jesolo sono convinti di sì.</p>
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		<title>Quella pagina bianca, muta</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 17:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa cambia]]></category>
		<category><![CDATA[bavaglio]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 11 giugno 2010 ho presentato a Parigi il romanzo Ça change quoi. L&#8217;incontro, una conversazione insieme alla scrittrice Dominique Manotti e la critica letteraria di Telerama, Martine Laval, si è svolto nel pomeriggio, alle 17, inserito nel programma del Festival letterario Paris en toutes lettres. Il giorno prima, il Senato della Repubblica del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 11 giugno 2010 ho presentato a Parigi il romanzo <em>Ça change quoi</em>. L&#8217;incontro, una conversazione insieme alla scrittrice Dominique Manotti e la critica letteraria di Telerama, Martine Laval, si è svolto nel pomeriggio, alle 17, inserito nel programma del Festival letterario <em>Paris en toutes lettres</em>. Il giorno prima, il Senato della Repubblica del nostro paese ha votato la fiducia a une delle leggi più schifose che un governo dalle ormai sempre più poche parvenze democratiche potesse varare. In apertura dell&#8217;incontro, ho letto questo testo, scritto di getto, la mattina. Lo lascio in francese, intanto perché comunque credo si capisca, e poi perché ormai è davvero meglio rivolgersi agli altri paesi europei. Solo loro, ormai, possono salvarci dal collasso democratico. </p>
<p><strong>MESSAGE POUR PARIS EN TOUTES LETTRES</strong><br />
<img src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_640_465_CBD23893-CD1B-4F60-B257-F70622E0306B-217x300.jpg" alt="" title="p_640_465_CBD23893-CD1B-4F60-B257-F70622E0306B.jpeg" width="217" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1307" /><em>Ce matin, quand j&#8217;ai vu la Une du quotidien La Repubblica, j&#8217;ai pleuré. Jamais dans ma vie, je n&#8217;avais imaginé de me trouver un jour face à ça. Jamais dans ma vie… et nous y sommes pourtant : la restriction des libertés en Italie est désormais pareille à celle d’un Etat totalitaire. La loi qui règlemente les écoutes téléphoniques est passée au Sénat. Ce qui reste de l’opposition – comme vous le savez sans doute, la véritable gauche n’est plus représentée au Parlement depuis 2008 – a quitté l’Hémicycle au moment du vote. La loi adoptée hier soir limite drastiquement le recours par la justice aux écoutes téléphoniques et interdit à la presse d’évoquer les enquêtes en cours. Le régime tourne une page avec violence et installe définitivement le contrôle autoritaire de nos libertés fondamentales. Je demande, et pas seulement en mon nom, aux amis écrivains français, aux éditeurs, aux lecteurs et à tous les Français qui ont à coeur de défendre la liberté de pensée et d’expression, de nous aider. La société civile italienne est aujourd’hui intoxiquée par le message que, depuis trente ans ou presque, les télévisions berlusconiennes (y compris celles du service public) instillent dans nos cerveaux. Et nous aussi, les intellectuels, nous avons toujours moins de force, comme désarmés. Nous sommes pointés du doigt comme des ennemis de l’Italie, et nous sommes toujours plus impuissants et résignés. Nous vous appelons à l’aide et, dans le même mouvement, nous vous invitons à la vigilance. L’Italie, c’est la porte à côté. Comme le soutient mon ami Antonio Tabucchi, ce qui se passe chez nous – le racisme, la mafia au pouvoir, la destruction lente et inexorable de droits, hier, sacro-saints –, pourrait très bien servir d’exemple ailleurs.<br />
Merci.</p>
<p>(trad. Thomas Lemahieu)<br />
</em></p>
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		<title>Senza parole, imbavagliati</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 21:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>robfer</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa cambia]]></category>

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		<description><![CDATA[Share on Facebook var button = document.getElementById('facebook_share_link_1308') &#124;&#124; document.getElementById('facebook_share_icon_1308') &#124;&#124; document.getElementById('facebook_share_both_1308') &#124;&#124; document.getElementById('facebook_share_button_1308'); if (button) { button.onclick = function(e) { var url = this.href.replace(/share\.php/, 'sharer.php'); window.open(url,'sharer','toolbar=0,status=0,width=626,height=436'); return false; } if (button.id === 'facebook_share_button_1308') { button.onmouseover = function(){ this.style.color='#fff'; this.style.borderColor = '#295582'; this.style.backgroundColor = '#3b5998'; } button.onmouseout = function(){ this.style.color = '#3b5998'; this.style.borderColor = '#d8dfea'; this.style.backgroundColor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_640_465_CBD23893-CD1B-4F60-B257-F70622E0306B.jpeg"><img src="http://www.robertoferrucci.com/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/p_640_465_CBD23893-CD1B-4F60-B257-F70622E0306B.jpeg" alt="" class="alignnone size-full" /></a></p>
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