Fuori le navi dalla laguna

Questo mio articolo è uscito, in forma più breve, sulla Nuova Venezia di ieri, 3 giugno 2019.

Meglio essere subito chiari, senza tanti eufemismi, arabeschi o giri di parole: via, fuori le navi da crociera dalla laguna. Da tutta la laguna e per sempre. Nessun distinguo, nessun canale alternativo, basta con progetti che hanno sempre e solo come unico scopo di lasciare – gattopardescamente – tutto com’è. Perché Venezia è laguna, non ha nulla a che vedere col mare. E ditemi voi cosa ha a che fare con la laguna il mastodonte che ieri ha quasi provocato una strage a San Basilio. È chiaro o no? Pare di no. Gli eufemismi li hanno usati quelli che hanno definito “contusi” i feriti, con il chiaro intento di attutire l’accaduto. Gli arabeschi li hanno utilizzati coloro che hanno colto la palla al balzo per ribadire che diventa ancora più urgente l’apertura del canale Vittorio Emanuele, che sarebbe invece una ulteriore violenza all’ambiente, alla città, al delicatissimo equilibrio della fragilissima laguna. I giri di parole, i contorsionismi, li ha usati chi ha scritto che si è trattato di un caso su migliaia di passaggi e perciò ha creato meno danni di barchini e vaporetti in termini di feriti o peggio (!). E non sono parole scritte dai soliti leoni della tastiera, bensì da persone che hanno ruoli cruciali in città. Ma che importa a costoro, e a chi governa il Paese e la città, dell’ambiente, della sicurezza e, infine, pare, di Venezia stessa?

Eppure devono averli visti anche loro i video della Msc Opera sfondare la poppa del battello fluviale e devastare la banchina di San Basilio. Devono averle sentite anche loro le urla di terrore della gente che fuggiva. Di certo, almeno, va a farsi definitivamente benedire la tanto decantata sicurezza dell’entrata delle grandi navi in laguna, dell’abilità infallibile dei piloti, perché poi abbiamo visto che basta una banale avaria, un cavo che si spezza e buonanotte. Perciò fatela finita una buona volta. Le grandi navi in laguna non hanno alcun senso, non arricchiscono la città (altro che “e porta schei”), provocano danni irreversibili (soprattutto invisibili: alle fondamenta della città, ai fondali della laguna, all’aria che respiriamo, eccetera). Da ieri non ci sono più alibi, niente più scuse. Lo sappiamo: il comune di Venezia non ha nessuna voce in capitolo su questo tema. Ma quanto sarebbe bello avere una giunta, un sindaco, che stessero dalla parte dei cittadini anziché da quella di quei pochi che spremono la città come una slot machine dove si vince sempre? Oppure: quanto sarebbe bello avere un’opposizione che stesse dalla parte dei cittadini? Sì perché anche i partiti che stanno all’opposizione hanno sempre mantenuto una profonda ambiguità su questo tema: navi a Marghera, navi di qua, navi di là. Che pena. Eppure questo dovrebbe essere uno degli imperativi della prossima campagna elettorale da parte di chi spera di riconquistare la città. Dico dovrebbe, perché a guardare ad esempio le dichiarazioni dei rappresentanti del Pd veneziano, viene da piangere. Viene da piangere sentirli dire che bisogna fare in fretta, che basta, è ora di decidere. Decidere cosa? Non si sa. Perché mica ce l’hanno, il coraggio di dire chiaro e tondo “Fuori le navi dalla laguna”. No, con la loro immancabile ambiguità si accodano, senza dirlo direttamente, alla linea del sindaco, del presidente del porto, della Lega. Gattopardi. Il paurosissimo Pd veneziano, che non avrà mai il coraggio di fare scelte drastiche ma necessarie, che resterà lì eternamente titubante, perennemente incerto, definitivamente inutile.

Statene certi, chi ha in mano la possibilità di decidere non farà nulla. Perché in questo schifo di paese funziona così. Il termine prevenzione, la parola saggezza, sono sparite da tempo dai nostri vocabolari. E le grandi navi continueranno a scorrazzare per la laguna, bombe a orologeria sempre pronte a esplodere. Perché, invece, in un paese normale, in una città normale, dopo ciò che è successo ieri, non ci sarebbe alcun dubbio. Il blocco sarebbe immediato e definitivo. Ma è altrettanto vero che in un paese normale, uno scempio come quello in atto da anni e anni a Venezia, non avrebbe mai avuto luogo.

Tocca allora a noi cittadini stare all’erta, alzare la voce. Perché domenica la città ha subito una ferita profonda. Davanti a quel mastodonte ci siamo sentiti tutti impotenti, fragili, violentati. E anche se noi italiani abbiamo la memoria di un lombrico, anche se dimentichiamo tutto con la velocità della luce, dobbiamo chiedere a gran voce che venga presa una decisione definitiva e subito. Un anno fa, insieme a Gianfranco Bettin, ho subito un processo per aver denunciato, nel 2013, con una testimonianza dettagliata da foto e video, il pericolo portato dalle grandi navi. Siamo stati assolti, anche perché da ieri una cosa è ancora più chiara, evidente al mondo intero: chi è che sta dalla parte del torto.

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