Il Don Chisciotte dei libri

Mi ero ripromesso di non scriverne, perché Billy era un signore discreto, di poche parole, quelle necessarie a farti leggere il libro che lui, senza sbagliare mai, aveva deciso fosse adatto a te. Ma poi come si fa, a non scrivere di lui?

E allora potrei scrivere delle pagine intere, sul libraio Billy Lamarmora, perché quando un ventenne fa di una libreria il suo punto di riferimento quotidiano, qualcosa, dentro a quel ventenne cambia, e per sempre. Si intossica della tossicità più sana, più bella e più necessaria al mondo. È dentro alla Libreria Don Chisciotte di Mestre che ho imparato davvero ad amare la letteratura, forse più che a scuola, più che a casa. Billy e sua moglie Rachele erano non solo i librai che ti davano il libro che sapevano adatto a te (e te lo davano, non vendevano, perché avevano inventato una forma rateale adatta proprio a noi studenti squattrinati, che io spesso saldavo aiutandoli ad aprire scatoloni, sistemando libri sugli scaffali, aiutandoli nell’inventario), ma erano amici con cui andare a bere l’aperitivo all’enoteca là accanto, erano gli amici con cui confidarti, uscire a cena, andare al cinema. Era come se per loro lettore fosse automaticamente sinonimo di amico. Ora non so cosa ne sarà della libreria. Ma anche se non dovesse riaprire, il suo vero patrimonio non andrà perduto. Resterà dentro a moltissimi lettori che, come me, hanno avuto la Don Chisciotte di Mestre come punto di riferimento, come luogo del sapere, dell’amicizia e dell’anima.

Questo, l’articolo che Mitia Chiarin ha scritto sulla Nuova Venezia.

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