Bruno Ganz e Venezia

Doveva essere un giorno di luglio del 2002 o 2003, a Venezia, rassegna Teatro in campo, si chiamava forse, una di quelle tante manifestazioni culturali che il comune di Venezia di allora offriva ai propri residenti e che oggi sono sparite, cancellate. Prima degli spettacoli serali, in Campo Pisani, la compagnia Pantakin, che curava la rassegna, organizzava il pomeriggio degli incontri aperti al pubblico al chiosco delle Zattere. Era un modo per avvicinare, fra uno spritz e un’ombra, i residenti, veneziani e non, al teatro e ai suoi protagonisti. Quel pomeriggio avevano chiesto a me di conversare con Davide Enia, che poche ore dopo avrebbe messo in scena il suo bellissimo Italia-Brasile 3-2, da lui scritto, diretto e interpretato. Da quel giorno siamo diventati amici e ieri, con Davide (che è in tournée per presentare L’abisso, tratto dal suo imperdibile romanzo Appunti per un naufragio, pubblicato da Sellerio), abbiamo ricordato quel pomeriggio, perché, mentre dialogavamo con il pubblico, un signore da poco residente in città, è passato accanto al chiosco e io, in quel momento al microfono, l’ho nominato e salutato. Lui, senza fermarsi, si è girato e ha salutato tutti con la mano e un sorriso. Quel signore, che da poco aveva comprato casa a Venezia, era Bruno Ganz. Ieri, con Davide, lo abbiamo salutato di nuovo. In un altro modo, ahimè. Poco tempo prima di quel pomeriggio alle Zattere, lo avevo intervistato per il libro Pane e tulipani (il film di Silvio Soldini di cui lui è il protagonista), che avevo curato per la casa editrice veneziana Marsilio. Il libro era composto da soggetto, sceneggiatura e conversazioni con tutti protagonisti del film, che avevo incontrato di persona. L’unico intervistato al telefono era Bruno Ganz, perché all’epoca stava preparando il Faust di Goethe per il teatro. Si era rifugiato a prepararsi in un posto isolato in Germania e per contattarlo dovetti inviare un fax nella tabaccheria del villaggio, dove poi lo chiamai un pomeriggio, dopo che ci eravamo accordati per un’ora precisa. L’intervista la potete leggere qua sotto. Fu una chiacchierata lunga e piacevole, con un attore che avevo imparato a conoscere nei film di Wim Wenders e che per me era un mito. E non soltanto per me, viste le reazioni alla notizia della sua morte, ieri, i social invasi dagli omaggi di chi lo amava, nonostante non fosse affatto una star, non fosse un divo da rotocalchi. Mancherà a tutti, Bruno Ganz, ma noi veneziani mancherà forse un po’ di più, perché sarà impossibile incrociarlo ancora in calle o in vaporetto. Allora, adesso, mi guarderò per la millesima volta Pane e tulipani, e come al solito sorriderò, riderò. Con qualche lacrima sparpagliata qua e là, però, questa volta.

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