Raccontare l’Europa

Domani, a Lille, parlerò, insieme ad altri due scrittori e un traduttore, dell’Europa di oggi. Dell’Europa di Antonio Tabucchi e mia, m che ho raccontato in Ces histoires qui arrivent (Storie che accadono), pubblicato dalla Contre Allée e tradotto da Jérôme Nicolas. Mi chiederanno dell’Italia e io, ancora una volta, da troppi anni a questa parte, mi vergognerò di essere italiano, e faticherò a trovare parole, ad abbozzare una spiegazione. Nessuno, sottolineo nessuno, qui in Italia o in Francia, osi adesso, per cortesia, alzare il ditino e dire “Sì, ma anche Macron”. A me Macron non piace, ma vorrei avere lui da contrastare, qui In Italia, anziché Salvini e Di Maio. Tutta la vita. Punto.

Cercherò, cercheremo di raccontare l’Europa attraverso la finzione, il romanzesco, come abbiamo fatto nei nostri tre libri, oppure, come ha scritto il mio amico Emmanuel Ruben, giocando con il nome della collana che ospita i nostri libri, Fictions d’Europe, le f(r)ictions di questo meraviglioso continente oggi tenuto in mano dai più beceri populisti. Un’Europa che, come diceva Tabucchi, non può essere solo quella delle banche, della finanza. Un’Europa da cambiare, certo, e però da proteggere, da migliorare. Ma come glielo posso spiegare, ai francesi, Lino Banfi? Già era titanica l’impresa di parlargli, anni fa, di Berlusconi. Come gliela racconto la persecuzione, per ora soltanto verbale, degli intellettuali e degli artisti italiani da parte dei politicastri sovranisti fascisti e razzisti? Forse azzardando qualche paragone coi Gilets jaunes, vedremo.

Ma parleremo, spero, soprattutto, della forza della scrittura, della narrazione, di come e se possa ancora essere uno strumento di approfondimento, di critica, di lotta. E di piacere, ovviamente.

Se passate di là, è alle 19, al Théâtre du Nord, a Lille.

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