La cultura del governo del cambiamento

Se mi soffermassi sull’intero Contratto per il governo del cambiamento di M5S e Lega, temo rischierei la querela, la chiusura del sito, o peggio. Al confronto, il non mai troppo rimpianto libro di educazione civica che la mia generazione ha studiato alle elementari, era un programma di governo di eccellenza assoluta. Mi limito a concentrare la mia (e vostra, spero) attenzione su queste misere righette dedicate alla cultura, che potrebbero essere state scritte dagli studenti di una qualunque scuola media. Anzi, probabilmente loro sarebbero riusciti a dire qualcosa di più approfondito e sensato a proposito della parola cultura e, in particolare, della cultura in Italia oggi. Questa misera paginetta racchiude in sé tutta la pochezza, tutta l’ignoranza di questa accozzaglia di tizi che si credono adatti e competenti per guidare un paese come il nostro. Come al solito si parla soltanto di beni culturali, e cioè di musei e monumenti, vale a dire di cultura in funzione del turismo, e non di cultura come investimento per il presente e il futuro della gente, di crescita intellettuale. No, quel che importa è il museo (inteso come biglietti da vendere al turista), e poi lo spettacolo, preso in considerazione dal Governo per il cambiamento per lo stesso motivo. Non si parla mai, in Italia, di produzione artistica altra, che non produce guadagno immediato ma che contribuisce a una crescita collettiva del sistema paese. Quindi guai a pronunciare la parola libro, e di conseguenza la parola letteratura. Nessuna presa d’atto che l’Italia è agli ultimissimi posti in Europa come numero di lettori, nessuna ammissione di quella ignoranza sempre più diffusa di cui i signori del cambiamento sono i paladini (e in questo caso gli istigatori istigatori) principali.

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