Venezia sudicia e stritolata

Ogni volta che Venezia si ritrova nelle condizioni vissute nello scorso week end pasquale, l’inadeguato sindaco ne spara una delle sue. Ora parla di tassa di sbarco, inadeguata quanto lui, oltre che tecnicamente impraticabile. Confida, l’impresentabile sindaco, nella superficialità dei cittadini veneziani, nella loro attitudine all’oblio. Già, perché da ormai quasi tre anni, colui che si era presentato come il Batman della situazione (vedi il suo adolescenziale travestimento carnevalesco), continua a prendere in giro il mondo intero (perché Venezia appartiene al mondo intero). A ogni emergenza propone una soluzione sempre improbabile, accusa il governo di non dargli poteri speciali (e non sia mai glieli dessero, a un tizio del genere) e intanto, dietro le quinte, traffica affinché avvenga il contrario, e cioè incentivare commerci vari, aumentare a dismisura il turismo di massa, agevolare imprenditori senza scrupoli (primo fra tutti se stesso) e far sì, alla fine, che Venezia collassi definitivamente diventando quel che lui sogna: non più una città ma un albergo diffuso, un centro commerciale unico. Questo mio intervento è uscito ieri, 4 aprile 2018, sulla Nuova Venezia.

La primavera, si sa, porta con sé sempre delle certezze: l’ora legale, la Pasqua, il pesce d’aprile, gli alberi in fiore, i colori che si raccendono. A Venezia, però, ce ne sono alcune in più, come la fioritura spropositata delle gite scolastiche, il ritorno delle navi da crociera e poi la più certezza di tutte, che arriva puntale ogni primavera, da anni: il collasso dei trasporti pubblici nei giorni di Pasqua. Noi veneziani lo sappiamo talmente bene che cerchiamo di dissuadere chiunque manifesti anche soltanto un remoto desiderio di visitare la città in quei giorni: statene alla larga, gli diciamo, è una pazzia. Lo sappiamo da anni e anni e come noi lo sanno sia gli amministratori, sia Actv. Ma non c’è niente da fare: il disastro dei trasporti arriva sempre puntualissimo insieme all’uovo di Pasqua. Un uovo senza nessuna lieta sorpresa. A scriverlo fa quasi ridere. Già, perché se la cosa si ripete puntuale da tempo, la logica vorrebbe che nel corso di questo tempo, fra una sperimentazione e l’altra, fra un’esperienza e l’altra, una soluzione si fosse trovata. E invece. Invece domenica e lunedì scorsi la città ha collassato, come sempre. E non si trattava ahimè di un pesce d’aprile ma di realissima consuetudine. Salire su un vaporetto era un’impresa da disciplina olimpica, motoscafi intasati e presi d’assalto, così come i pochissimi cestini dei rifiuti che (non) si trovano in giro per la città, straripanti e sudici. E mentre ciò accadeva con una puntualità e prevedibilità disarmanti, il sindaco più twittatore della nazione, cinguettava soltanto dei successi della Reyer e poco altro. Si occupava di palla al cesto anziché di cestini o di trasporti. E, a proposito di questi ultimi, guai osare criticare il caos, perché saremmo subito tacciati, da parte del direttore generale di Avm, di dire delle sciocchezze. Che ne sappiamo, noi, di trasporti pubblici, noi semplici utenti, ci sentiremmo dire da chi invece ha evidentemente dimostrato negli anni di avere un unico grande talento, quello della salvaguardia delle peggiori tradizioni (e fra poco ci saranno bis e tris con il 25 aprile e il 1. maggio. Quindi dovremmo tacere, e magari anche ringraziare, secondo le istituzioni che hanno in mano la città. Diciamo sciocchezze se ci lamentiamo del ricorrente caos dei trasporti, e se osiamo osservare che sul tema turismo non solo non si è fatto nulla, ma la situazione è addirittura peggiorata, il sindaco, irridendoci, ci dice che dovremmo andare a vivere in campagna.

Sembra proprio che per questo tipo di amministratori, i veneziani siano un impiccio, degli scocciatori capaci solo di intralciare il grande disegno: quello di espellere definitivamente quei pochi residenti che ancora sono convinti di vivere in una città, e che come cittadini hanno esigenze, rivendicano diritti, criticano scelte. Per questa classe dirigente l’ideale è proprio il turista mordi e fuggi, a lui puoi tranquillamente offrire la disastrosa accoglienza riservatagli in questo ponte pasquale. Per quanto potrà lamentarsi, la sua sarà appunto una lamentela mordi e fuggi, e grazie a lui, invece, Venezia diventerà definitivamente quella cui questi amministratori ambiscono, un parco giochi diffuso, un ostello da quattro soldi da riempire a dismisura (vedi il proliferare a Mestre delle migliaia di posti letto low cost dei nuovi, inguardabili, mostruosi ostelli). In una cosa però, forse, questi amministratori hanno ragione: noi veneziani sappiamo solo lamentarci (come degli sciocchi, per giunta). E se fosse finalmente arrivato il momento di mostrare loro che non è proprio così, che oltre a lamentarci siamo anche in grado di sovvertire, di cambiare, di non essere più indifferenti alla deriva in atto ormai da troppo tempo? Questa sì, sarebbe davvero una bella sorpresa.

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