Sparire nonostante Whatsapp

A proposito del giallo di Santa Marta, questo mio articolo sulla Nuova Venezia di martedì 20 marzo 2018.

Una volta, non molto tempo fa, si diceva che le notizie volano. Oggi non vale più. Oggi le notizie ci arrivano mentre accadono. Sappiamo tutto in tempo reale. Siamo testimoni oculari di ciò che accade proprio mentre accade. Sempre connessi, sempre in condivisione. Le notizie ci raggiungono ovunque, spesso nostro malgrado, ormai. Oggi, per esempio sono ospite al Salon du Livre di Parigi, una vibrazione all’iPhone e la notizia allucinante pubblicata qui accanto – e che nell’immaginario resterà ahimè per sempre come la mummia di Santa Marta – è sul mio display. Devo avere fatto una faccia ma, in mezzo alla folla di lettori in visita oggi, spero sia passata inosservata. Pochi minuti dopo, è il giornale che avete fra le mani a raggiungermi via whatsapp. E da Venezia a Parigi, scambio di conversazione, di foto, di riflessioni. Tutto ciò per sottolineare l’epoca in cui viviamo, dove tutto è ormai pubblico, chiunque è rintracciabile in ogni momento. Insomma, valutati tutti gli aspetti, solo provare a pensare di sparire, oggi, fa venire il mal di testa: telefoni e carte di credito rintracciabili, bollette non pagate che ti perseguitano per mesi, per anni. No, impossibile, nemmeno se ci si organizza al meglio. Sparire a Venezia, poi, implica tutta una serie di altri elementi. Siamo in pochi, ci si conosce tutti, ci si vede più volte al giorno, nella città dove nessuno passa inosservato. E provate voi a ritardare il pagamento di una bolletta dell’acqua o la tassa sui rifiuti. Sì, è allucinante pensare che nel ventunesimo secolo sia ancora possibile morire da soli a casa propria fra l’indifferenza di tutti, anche ammesso che non ci siano parenti stretti. Ma gli amici? Qualche conoscente? I vicini? Il panettiere?. Quanto isolati e solitari bisogna essere perché davvero non ci sia una sola persona al mondo che a un certo punto non si preoccupi della sparizione di qualcuno?

Ma c’è anche un’altra lettura possibile di questa vicenda certo inaccettabile, certo allucinante. Un bel po’ di anni fa, in un elzeviro (ancora se ne pubblicavano sulle terze pagine dei giornali), lo scrittore Daniele Del Giudice rivendicava il diritto a scomparire. Prendeva come spunto la trasmissione Chi l’ha visto?, via di mezzo fra trasmissione di servizio, di pettegolezzo, di voyeurismo. Immarcescibile, visto che va ancora in onda. Un po’ provocatoriamente Del Giudice ne sottolineava l’intrinseco carattere persecutorio: se qualcuno vuole andarsene volontariamente, vuole scomparire, per quale motivo bisogna poi rincorrerlo ovunque?

Cinicamente, allora, questa vicenda porta con sé qualcosa di paradossalmente rassicurante: forse esiste ancora qualche modo per sparire, per non lasciare traccia, nonostante la tecnologia, nonostante le telecamere a ogni angolo di ogni strada, nonostante Chi l’ha visto?. E qui, girando fra gli scaffali del Salon du Livre di Parigi, colmi di migliaia di libri, migliaia di storie, scritti da autori di ogni angolo del pianeta, mi dico che magari, fra non molto, la vicenda dell’uomo di Santa Marta la racconterà qualcuno, rendendo così omaggio a chi se n’è andato fra l’indifferenza di tutti. Anche se poi, forse, chissà, era proprio ciò che voleva.

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