Salon du Livre, Paris

Di nuovo a Parigi, come le solite cinque, sei volte l’anno. Atelier di scrittura, letture, presentazioni, la bella routine di uno scrittore, insomma. Ma questa volta, per la prima volta, sono invitato al Salon du Livre de Paris, dove domenica sarò allo stand del mio editore, La Contre Allée, per quelle che i francesi chiamano séances de dédicaces, e non serve tradurre. Ci sarò anche in veste di neo consigliere di amministrazione della Maison des Écrivains et de la Littérature. I saloni letterari sono un vero e proprio caos. Certo, un piacevolissimo caos, ma pur sempre, alla fine, estenuante. Per gli addetti ai lavori sono un’occasione di incontro, si vedono amici e conoscenti tutti riuniti in un unico luogo. Questo però implica incontri sempre traballanti, fugaci (sì, ciao, scusa, mi ha fatto molto piacere, ma ora mi aspettano allo stand 22…), frustranti soprattutto quando il tuo interlocutore è un vero amico, qualcuno a cui vuoi bene e che sei costretto a liquidare in fretta, quando il liquidato non sei tu. E allora, dopo un po’, li si evita, tanto nessuno la sente mai, la tua mancanza, fra le migliaia di visitatori. Comunque, al di là di tutto, eccomi al Salon du Livre di Parigi. E se sarà davvero come temo (caos, confusione, fretta, fugacità) ci penserà la Libreria à Paris a riportare il giusto equilibrio di un incontro letterario, giovedì 22 marzo, alle 19. Accolto dalla libraia, Florence, che dal 2010, a ogni mio libro, mi invita nella sua bella libreria. Insomma, di qua o di là, vi aspetto. E se passerete domenica, al Salon du Livre, dalle 13.30 alle 15.00 (il mio editore evidentemente ci tiene alla mia dieta) vi prometto che non ci sarà nulla di fugace.

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