Il giorno dopo

Direi che questa Une di Liberation, in edicola oggi, riassume del tutto l’inquietudine ovvia, inevitabile, legittima che attanaglia molti italiani (anzi no, sempre più pochi, a dire il vero) e – come si vede – anche all’estero. È un’inquietudine che attraversa le Alpi. Purtroppo, il nuovo in Italia è rappresentato da tipetti senza arte né parte (Renzi compreso, ma lui, almeno, dovrebbe essere stato finalmente accantonato, nonostante la sua patetica resistenza). Trenta-quarantenni spuntati dal nulla, letteralmente, un nulla intimo, interiore, personale, che solo in Italia possiamo riempire con la politica. Non hai voglia di studiare? Non hai voglia di lavorare? Sei sufficientemente mediocre? Un partito pronto ad accoglierti lo trovi di sicuro. E se il tuo nulla è pieno solo di vanità (e vacuità), puoi addirittura ambire alla carica di Presidente del Consiglio, e avere milioni di italiani che si riconoscono in te, perché parli male come loro, perché hai quella mancanza di autocritica e buon senso come loro, perché sperano che così come sei riuscito, senza arte né parte, ad arraffare consensi e potere, saprai poi distribuirne un po’ anche a loro. Funziona così dal 1994, ormai. Un prodotto del berlusconismo, marchio doc. Non è un caso, poi, che questi tipetti siano attorniati da collaboratori in tutto e per tutto simili al loro nulla. Fra tutti, va da sé, quello che fa più paura è il faccione ritratto sulla Une di Libération, perché il suo nulla interiore è in gran parte riempito da una buona dose di spietatezza, se non di cattiveria. E quella, la sa elargire a piene mani, cesella slogan che poi, giunti all’orecchio di chi al di là dell’udito possiede, là dentro, poco altro, possono provocare vere e proprie tragedie (vedi Macerata, o Firenze, ieri). Si dirà: ma laddove la Lega governa da decenni (regioni come il Veneto e la Lombardia e città varie del Nord), non si è mai giunti a episodi estremi, nemmeno nella Treviso dello “sceriffo” Gentilini. Vero, verissimo. Ma quella era ancora la Lega di Bossi, che forse varrebbe la pena addirittura rimpiangere. Perché questa Lega qui, questo candidato Premier qui, che si vanta dei complimenti di Marine Le Pen (in Francia ormai sconfitta ed emarginata), e che dice che anziché trattare con l’Europa di Merkel e Macron, lui sceglierà interlocutori come il leader ungherese Orban (quello del filo spinato alle frontiere, quello che ha fatto chiudere giornali) questa Lega qui racchiude in sé (o quanto meno nel suo segretario e il suo cerchio magico) tutto quel fascismo che tutti da quarantotto ore dicono “Avete visto? Non esiste l’onda fascista in Italia” (perché poi i giornalisti televisivi italiani sono fenomenali nell’asservirsi all’istante al vincitore). Non a caso è proprio lui a ripetere come un mantra che “mentre la sinistra in campagna elettorale seguiva i fantasmi di un fascismo che non esiste più…”, no eh? Basta guardare questa Une, per rendersi conto che non è affatto così. Perché mai, allora, votare Casa Pound o Forza Nuova, se basta e avanza la nuova Lega da cui lo stesso Maroni (uno dei padri fondatori) ha preso le distanze perché ormai piazzata troppo a destra? Il fatto è che siamo talmente assuefatti agli slogan salviniani, alla sua loquela sempre irosa, sempre intonata su scale tendenti al disprezzo e al disgusto nei confronti del diverso, che non ce ne rendiamo nemmeno più conto. Altrove, dove le parole hanno ancora il loro giusto e necessario valore e significato, lo sanno. E ce lo ricordano. Ma davvero il Presidente Mattarella potrebbe mai dare l’incarico di formare il nuovo governo al tizio ritratto in questa foto?

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