Dichiarazione di voto

Ho cercato per ore la mia tessera elettorale. Non credo sia necessario scomodare Freud per capire il motivo che mi ha spinto a lasciarla in un posto qualunque, in mezzo a vecchi scontrini, biglietti scaduti, cianfrusaglie varie. Non serve, no? E mi accorgo che è completa, esaurita, e se non la sostituisco entro domenica, non potrò votare. Ho sempre votato. Sempre. Ma oggi mi chiedo: che paese è diventato l’Italia? Siamo davvero un paese di? Sì, ci sarebbe solo un termine adatto, ormai, e avete capito quale, per definirci, ma non voglio usarlo, perché, a quel punto lì, non c’è più speranza, e se togli anche l’ultima stilla di speranza, allora è proprio finita. Poi però quando ti rendi conto che oggi, venerdì 2 marzo 2018, ti ritrovi a pensare e a scrivere le stesse cose della primavera del 1994, allora no, niente speranze, siamo proprio un paese di. Allora sono qui a rigirare fra le mani la mia tessera elettorale, esaurita, completa, da sostituire al più presto, e ho la tentazione, in questo paese di, di lasciar perdere, di smetterla di partecipare a un rituale inutile, perché poi i miei connazionali, da un quarto di secolo ormai, si fanno puntualmente abbindolare da un tizio che basta guardarlo un solo secondo, ascoltarlo una ventina, di secondi, per uscirne disgustati. Fin dal 1994. Può essere questa, da venticinque anni, l’Italia? Sì, è questa. Il paese con meno laureati d’Europa (ma tanto, a che cosa serve studiare se poi, senza titoli, puoi ambire a diventare un grande leader politico, vero Salvini, Meloni, Di Maio?). Il paese con meno lettori in Europa (ma tanto, a che cosa serve leggere se poi basta sfrugugliare su Facebook e su Wikipedia e una citazione che ti fa sembrare intelligente e a tuo uso e consumo, la trovi senza sforzi? O una fake news, tipo quelle sul fascismo, che tutto sommato non era poi così male, vero cari connazionali?). Pensavamo (i soliti pochi) che uno con una condanna definitiva alle spalle, si facesse da parte, e che se – trattandosi di un caso di clinico – proprio non l’avesse fatto, nessuno gli avrebbe più dato retta, isolato da tutti, come si fa in ogni paese civile del mondo, dove se uno appena appena osa riprovarci (vedi Sarkozy in Francia), gli sbattono la porta in faccia. Ma non in Italia. Il vecchio magnate rifatto, pregiudicato, indecente, è il ritratto dell’Italia di oggi. I mostri, per la maggioranza degli italiani, sono Prodi, Monti, Fornero, Boldrini, mica uno che per vent’anni (sentenza della Cassazione) ha finanziato la mafia. Mica uno che ti dice che farà in modo di far pagare le tasse (eque) a tutti e che proprio per via delle tasse è stato condannato in via definitiva e dopodomani rivincerà le elezioni, in coalizione con un razzista e una fascista. Per non parlare della nipote di Mubarak e del bunga bunga. Poi, ci sono i connazionali del Tanto sono tutti uguali, e quelli che liquideranno questa mia riflessione come il classico prodotto dell’intellettuale radical chic. Perché cercare di riflettere, di produrre pensiero e di conseguenza dibattito, oggi, in Italia, è da stupidi. Questo è il nostro paese oggi, venerdì 2 marzo 2018. E allora perché adesso dovrei uscire di casa, fuori, al gelo e raggiungere il Municipio per sostituire la mia tessera elettorale e poter così, domenica, esercitare il mio diritto di voto?

Per un semplice e ormai rarissimo, del tutto ignorato motivo, di cui non sento più parlare durante le campagne elettorali, né dai candidati, né, soprattutto, dagli elettori. Perché prima di tutto – sarò anacronistico, sarò idiota – vengono i valori, i principi. Io ho sempre votato, dal 1979 a oggi, mettendo davanti a tutto i valori, e fin dal 1979, quando sento qualcuno dire voto per tizio perché mi ha promesso questo, voto per caio perché mi garantisce quest’altro, io mi indigno. Mica è un caso che il voto di scambio sia una specialità tutta italiana. Sarò anacronistico, sarò idiota, ma sono disposto a pagare ancora più tasse se qualcuno dovesse finalmente garantire una scuola pubblica all’avanguardia, un’università pubblica di eccellenza, una sanità pubblica efficiente e di qualità da Bolzano a Lampedusa. E poi investimenti seri sulla cultura, l’arte, il teatro, un turismo sostenibile. Ma sono anacronistico e idiota. Sono i punti cruciali di ogni democrazia , di ogni paese civile. Quando funzionano questi, funziona tutto il resto. Economia compresa. E allora proprio per questo fra un po’ uscirò e andrò a farmi dare la nuova tessera elettorale. Perché voglio continuare a credere nei valori e nei principi, che sono sempre più vilipesi, ignorati, mistificati. Valori e principi che sempre e comunque, trovano ogni volta, fra i candidati, chi è in grado di rappresentarli e di difenderli. E come ogni volta, dal 1979, voterò per loro. Anche se sarà inutile, il gesto idiota di uno fuori dal tempo.

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