Ahmet Altan

Come lettura del week-end ho scelto questo libro, Scrittore e assassino, pubblicato lo scorso anno da e/o. Due giorni fa, il suo autore, lo scrittore Ahmet Altan, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale turco per aver tentato di «sovvertire l’ordine costituzionale» sostenendo la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, considerata responsabile del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. In quei giorni stavo in residenza di scrittura in Francia, a Villa Yourcenar, dove ho incontrato un altro scrittore turco, del quale preferisco non fare il nome, che mi ha raccontato nei dettagli come quel tentativo di golpe sia stato una farsa per consentire al governo turco di trasformarsi definitivamente in una dittatura. Non ha fatto altro che confermare quello che avevo letto in molti giornali europei. Da quel 15 luglio 2016 sono stati incarcerati, fra gli altri, centinaia di giornalisti, scrittori, docenti universitari. Intellettuali, insomma, che diventano decisivi, diventano il nemico numero uno dei despoti, dei fascisti, cosa che, poi, in un’epoca in cui la cultura è vista da molti, troppi, come un peso, un orpello inutile, diventa paradossalmente e cinicamente rassicurante, per noi scrittori.

Ahmet Altan, nel suo libro Ritratto dell’atto d’accusa come pornografia giudiziaria (pubblicato in ebook lo scorso anno sempre da e/o), si era difeso così: «A parte qualche mio articolo e un’unica apparizione in tv, l’imputazione di golpismo nei nostri riguardi si basa sulla seguente asserzione: si ritiene che noi conoscessimo gli uomini accusati di essere a capo del colpo di stato». È inaccettabile che, di fronte a un’indifferenza pressoché generale, questo possa accadere in Europa, oggi. Un’indifferenza, però, che forse ha a che fare con i rigurgiti nazi-fascisti presenti un po’ ovunque, soprattutto qui in Italia. Questo pomeriggio – domenica 18 febbraio 2018 – qui a Venezia, la mia città, è previsto un raduno di militanti di Forza Nuova. In base a ciò che dice la Costituzione, un partito del genere non dovrebbe nemmeno esistere, dovrebbe essere fuori legge, e invece viene autorizzato non solo a radunarsi, a sfilare, ma addirittura a presentarsi alle elezioni politiche. Il motivo? Semplice: come ha sempre sostenuto un altro grande scrittore, Antonio Tabucchi, l’Italia non ha mai fatto i conti con il fascismo, un fascismo che ha saputo cambiare vestito restando sempre dentro le istituzioni, camuffandosi ma nemmeno poi così tanto, richiamato alle luci del palcoscenico con l’avvento del berlusconismo, e oggi sparpagliato in varie forme all’interno di quasi tutti i partiti, non solo di centro-destra.

Ecco perché oggi dovremmo tutti leggere i libri dello scrittore Ahmet Altan, condannato all’ergastolo solo perché ha rivendicato nei suoi libri e nei suoi articoli quell’elemento che dovrebbe essere irrinunciabile per ogni essere umano, la libertà. E la libertà, si sa, porta con sé anche uguaglianza, solidarietà, diritti. Dovremmo tutti leggere Ahmet Altan e un’altra scrittrice turca, ora libera dopo mesi di detenzione e in attesa di giudizio e che, se tanto mi dà tanto, sarà lo stesso subito dal suo collega Altan. Sì, dovremmo leggere tutti anche Aslı Erdoğan, che in questi giorni è a Bruxelles, presidentessa onoraria del Salone del Libro. Leggere Il mandarino meraviglioso, pubblicato da Keller, e Neppure il silenzio è più tuo, pubblicato da Garzanti, volume che raccoglie tutti i testi che sono diventati il capo d’accusa nei suoi confronti. Dovremmo farli diventare dei best seller. Dovremmo leggerli per liberarli. Dovremmo leggerli per restare liberi.

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