Perle fucsia: Brugnaro e il Vietnam

Non è piacevole essere costretto a occuparmi, a fine anno, di uno che non perde occasione di dare di sé una pessima immagine (che poi, magari si trattasse solo di una questione di immagine: qui si tratta di essenza, di quel che si è, punto e basta). Potremmo ignorarlo, lasciare che uno così, pieno di una pochezza assoluta, spari le sue affermazioni al vuoto e all’indifferenza che meriterebbe. Solo che in questo caso si tratta del sindaco della mia città, e la mia città è la città più bella del mondo, nonostante lui, che con Venezia, poi, non c’entra un fico secco. Ieri, nell’incensare come sempre il suo bilancio di fine anno davanti alla stampa, sbrodolandosi addosso assurde magie, e decisioni a dir suo geniali, in mezzo a questo suo abituale stile “sobrio e umile”, in quel suo italiano sgangherato e dagli effetti spesso comici, ha inserito l’ennesima sua perla fucsia (per i non veneziani: il colore che ha scelto per il suo movimento politico). Ha, per l’ennesima volta in due anni e mezzo, squadernato in faccia al mondo (perché è al mondo che parla Venezia, e anche per questo ci vorrebbe un sano e sobrio equilibrio) uno di quei classici paragoni pronunciati da colui che ignora, da colui che non sa, sentenze tipo gradasso del bar, che non ha la minima idea di cosa significhi Istituzione, perché per lui l’istituzione è solo lui stesso, il più grande, il migliore, quello che giudica la tua qualità solo in base al tuo conto in banca (perché, per i non veneziani, il sindaco di Venezia è l’ennesimo imprenditore “prestato” alla politica). Ieri, ha disegnato dentro al suo vuoto questa frase nauseabonda, questo paragone indecente: “… le Municipalità, che volevano fare il Vietnam, e noi siamo intervenuti con il napalm”. Credo che nemmeno il suo omologo (in quanto a paragoni da quattro soldi) Donald Trump arriverebbe mai a tanto. Ma questa frase, al di là di una incommensurabile indelicatezza, conferma il tipico atteggiamento di chi non sa, di chi la Storia la apprende per sentito dire. Una frase del genere è profondamente oscena quando a pronunciarla è un rappresentante delle istituzioni, la massima carica istituzionale della città più bella e amata del mondo e che no, proprio no, non merita di essere rappresentata da uno del genere. Anche se poi, da uno del genere, che va in giro vestito da cecchino ustascia o cetnico, fate voi, cosa volete mai aspettarvi? Perché certo, ognuno è libero di vestirsi come gli pare, ma un sindaco, forse, sarebbe bene non esibisse certe simbologie, certi cliché, tipo il giubbotto mimetico che sfoggia con boria. Ecco. E forse è opportuno ricordare che le Municipalità non sono organi di partito, né un nemico del signor sindaco, no: sono istituzioni votate dagli elettori, sono rappresentanti dei cittadini tanto quanto lui e il suo team fucsia, e nessuno – nessuno – può permettersi di liquidarle in questo modo. Anche se ciò che indigna di più in questa ignobile frase è la superficialità con cui un uomo adulto svilisce umilia e offende chi è stato sul serio vittima del napalm in quella sporca guerra del Vietnam (e magari giova ricordare all’ignaro signor sindaco che chi usò il napalm poi la perse, quella guerra, tanto per dire). Se si giustificherà – ma non è detto – farà come al solito, come chi non sa, chi ignora, e speriamo proprio non dica “era una battuta”. Accanto a questa e altre perle fucsia snocciolate ieri, la conferma: “Sì, mi ricandido”. Ecco. Venezia e il mondo intero non dovrebbe sentire il bisogno di essere guidata per altri cinque anni, dal 2020, da uno del genere. Perciò sarebbe opportuno che le forze politiche di opposizione, le associazioni, i cittadini che non condividono la scelta di quel 26% di elettori che lo hanno votato, sarebbe opportuno iniziassero a darsi sul serio da fare per proporre un’alternativa seria, nobile e indiscutibile affinché Venezia torni a essere governata da qualcuno di sensato. (Astenersi, vi prego, dalla solita litania sì, ma anca staltri, prima… perché no, nessun altro in passato è mai sceso a tali bassezze. Grazie).

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