Perle fucsia, anzi no. Perle veneziane. 

Questo mio articolo è uscito l’1 settembre sul Corriere del Veneto. Finalmente si parla di Venezia e dei veneziani, di come siano in grado di offrire – loro sì – delle perle alla città.

Quest’anno la Mostra del Cinema è iniziata con un giorno di anticipo, ma non al Lido. La vera inaugurazione è stata in Campo San Polo il 29 agosto, con la proiezione di un indimenticabile film veneziano, Yuppi du, di Adriano Celentano, davanti a duemila spettatori. No, non è ricominciata la rassegna di cinema all’aperto, inventata qualche decennio fa da Roberto Ellero e che riempiva ogni sera, d’estate, l’arena di Campo San Polo. No ghe xe schei, direbbe qualcuno a Ca’ Farsetti. I veneziani, però, grazie alla Municipalità e al Gruppo 25 Aprile, i soldi li hanno trovati, anche se solo per una sera. Li hanno tirati fuori di tasca propria, per dimostrare che la residenzialità ha ancora un senso, che di veneziani che hanno voglia di fare e essere comunità ce ne sono tanti. È ancora una volta il cinema e cioè il sogno, la fantasia, la creatività, l’invenzione, il talento a indicarci possibilità alternative, opposte a quel mostro che sembra stia per inghiottire per sempre la città: il turismo di massa. E questa volta il sogno, la fantasia, la creatività, l’invenzione, il talento non stavano solo sullo schermo. Forse, questa volta ce n’era di più davanti allo schermo di San Polo, erano i duemila arrivati lì con le seggioline di casa, a rivendicare un’appartenenza, a voler resistere in una città che è stata, è, è sarà la città dell’invenzione e della fantasia (e bisogna ricordarlo ogni volta, allora, l’Italo Calvino delle Città invisibili, con una provocazione-sfida: e se le soluzioni ai problemi di Venezia fossero già tutte dentro a quel libro?). Il cinema è ovunque, in questi giorni, in città. Oltre a San Polo, la proiezione all’Arsenale di Dunkirk, a dimostrazione di quale risorsa inestimabile sia per Venezia questo luogo, che la Biennale già riempie ogni anno di cose meravigliose. E poi la Mostra del Cinema. La Mostra è una boccata di ossigeno, e non solo per i commercianti del Lido. È una boccata di ossigeno per la città intera. Arriva puntuale, a chiudere l’estate, a raddolcirne la fine, e l’estate a Venezia è da troppi anni ormai sinonimo di atmosfera soffocante e non si tratta solo del clima. Venezia d’estate vive in una continua apnea da affollamento, è vittima di una oclofobia permanente e delle conseguenti polemiche infinite, prevedibili e, soprattutto, inutili. E allora per fortuna arriva il cinema a sovvertire l’andazzo.

La proiezione di Yuppi Du in Campo San Polo è stata la dimostrazione – dal basso – di come tanti veneziani abbiano una visione del termine cultura diversa da quella dell’amministra comunale. Una cultura pur sempre pop, sì, ma di diversa fattura e fruizione, con gli spettatori co-protagonisti e non semplici “clienti”. Ripartire da San Polo, allora, e dalla Biennale, certo, che sempre più, sotto la gestione Baratta, si sparpaglia in giro per Venezia, a disposizione di tutti. Perché un giorno potremmo sorprenderci a scoprire che la vera rivoluzione è quella di mettere finalmente insieme cultura (cultura, non spettacolo) e turismo. Sta a vedere che la soluzione è tutta lì. I veneziani ci credono, consapevoli di essere essi stessi risorsa necessaria e inestimabile di questa città. Una risorsa per invertire una deriva – direzione Disneyland – che a tutt’oggi sembra ineluttabile. Vedi mai che i pessimisti e gli incapaci, alla fine, non abbiano torto.

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