Due anni di perle fucsia

Domani, 2 luglio 2017, saranno due anni dall’insediamento della giunta presieduta da Luigi Brugnaro. Due anni di perle fucsia, incentrati da una parte solo su pacchiane apparenze (Red Ronnie, ritrovi da sagra paesana, festicciole diffuse, ecc.), dall’altra sulla devastazione di tutta una serie di servizi che vedeva Venezia brillare sì come una perla, ma una perla vera, non fucsia. Tipo i servizi sociali, per esempio, rasi letteralmente al suolo dai caterpillar fucsia, perché tanto – dovrebbe più o meno essere questo il ragionamento di chi guida la città – chi se ne frega di coloro che hanno bisogno, sono comunque una minoranza e non incideranno mai come conteggio voti quando sarà il momento. È l’atto più ignobile, questo, portato avanti dalla giunta Brugnaro, lo smantellamento dei servizi basilari per far funzionare il tessuto sociale cittadino. Evidentemente sono convinti che questo li premierà, anche se è difficile capire come. Molti continuano a voler vedere un disegno, nel progetto amministrartivo di Brugnaro, una strategia. Io vedo solo assoluta ignoranza e incapacità, maldestramente ricoperta da un velo fucisa, fatto di slogan, di vetrina, di coriandoli e luminarie varie. E sono soltanto io a vedere il degrado complessivo che questi due anni con a capo il sindaco più gradasso e inadeguato che Venezia abbia mai visto si è acuito e moltiplicato ovunque? Ieri sera ero a Mestre, in coincidenza con l’Happy Friday, una delle ideone della giunta Brugnaro. Avevo un impegno di lavoro proprio in serata, in pieno centro, e mi immaginavo di dover attraversare la piazza sgomitando, immaginavo bar presi d’assalto, pizzerie strapiene. Ho incrociato invece poche centinaia di mestrini, bar e pizzerie vuote, negozi con i commessi all’entrata che, a braccia incrociate, rimiravano le azzurre lontananze, musicisti che suonavano davanti a quattro gatti. Un mortorio. Ma la cosa più sconcertante, erano i negozi vuoti, sfitti, abbandonati, ne ho contati una dozzina fra Piazza Ferretto e gli immediati dintorni, ma i mestrini che erano con me mi hanno detto che sono molti di più, e si tratta di un’ecatombe inarrestabile. E il gradasso e inadeguato miliardario alla guida della città, di fronte a questa desolazione che fa? Lancia i suoi assurdi proclami, millantando in giro che Venezia e Mestre fra poco tempo saranno come Dubai. Perché Dubai, poi, dovete chiederlo alla sua acuta intelligenza. Intanto, l’unico grande e vero disegno portato avanti da lui e la sua banda è uno e uno soltanto, trasformare Venezia in un grande albergo diffuso. Tutti gli atti di questa giunta hanno come unica finalità quella di spazzare via noi ultimi veneziani rimasti ancora in città. Ma Brugnaro e i suoi hanno fatto molto male i loro conti: si troverà davanti già da domenica mattina una enorme brigata partigiana pronta a difendere i propri luoghi, il proprio essere, il proprio diritto alla venezianità che lui non ha alcuna idea di che cosa sia. Del resto, gli unici conti che gli riescono bene – quelli sì – sono i conti delle sue aziende, che ovviamente, in questi due anni da primo cittadino, hanno aumentato il giro di affari. Domani saranno migliaia i veneziani, residenti e non, veneziani di anagrafe e di cuore, che sfileranno e sfideranno Brugnaro con lo slogan “Mi no vado via”. Ad andarsene, e presto, sarà lui, che veneziano non è (e nemmeno mestrino), che è stato eletto – dovrebbe sempre tenerlo a mente – soltanto dal 26% degli aventi diritto al voto, e che con Venezia non ha mai avuto nulla a che fare se non come uomo di affari. Perché, come non ricordare, in chiusura, i suoi fallimenti fucsia a Chioggia e a Mira? Se tanto mi dà tanto, ha poco da dichiarare di volersi ricandidare. Si preoccupi intanto dei tre anni che ancora gli mancano, e vedi mai che, alla fine siano addirittura meno, di tre, a mancargli. Perché un’onda che non se ne vuole andare, potrebbe farlo scivolar via…

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