Venezia, oggi, a Parigi

Sono a Parigi, come al solito ormai, da anni, in questa veste di fuori sede a metà. In metropolitana, sulla linea 10 (ve li ricordate i buontemponi che anni fa volevano la sublagunare? Perché a certi lobbisti mica basta solo il Mose…) sto andando al Cinema Panthéon dove verrà proiettato il film di Andrea Segre, Io sono Li, che i francesi – furbescamente – hanno trasformato in La petite Venise. Parlare di Venezia, insieme allo scrittore svizzero Matthias Zschokke, partendo dai nostri libri, il suo Trois saisons à Venise (ma il titolo originale in tedesco è Die strengen Frauen von Rosa Salva) e il mio a, che però ha lo stesso titolo anche in italiano. Parlare della Venezia di oggi davanti a chi, giustamente, non ne vede che la bellezza, è un po’ doloroso. Partirò dal titolo furbetto scelto dai francesi per traslarlo alla vera Venezia (e non alla Chioggia del film) e invertirlo. Dirò quanto Venezia stia diventando piccola, piccola fisicamente, la sua fragilità, incapace di contenere i milioni di persone che la vogliono vedere. Sempre più piccola, minuscola davanti all’invasione delle grandi navi, insulsi mastodonti ritratto di un’epoca bislacca. E piccola, piccolissima moralmente, vittima della stolta visione di chi oggi la amministra con arroganza, ignoranza, incapacità e malafede. Difficile – e, ripeto, doloroso – parlare di questa Venezia davanti a sguardi che appena la nomini vanno in brodo di giuggiole, ammantati – e come non capirli – dalla bellezza, dal continuo stupore, dalla storia. Ma bisogna farlo. E per scrivere queste righe sono pure sceso alla fermata successiva. Olé, on y va

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