Ritornare a Parigi (cinque)

  Salgo in métro e quando posso mi siedo, o me ne sto in piedi, ma sempre nel fondo della carrozza, in uno dei due lati. Non si tratta di una scelta motivata. Ho sempre fatto così, dentro alle metropolitane. Per questo mi trovo un po’ spaesato dentro ai nuovi convogli della linea 1 o della linea 4, dei lunghi serpentoni aperti senza porte o pareti divisorie. Mi piace starmene là dietro perché da sempre e spesso, al posto delle più ovvie pubblicità, capita che la Ratp appenda su in alto dei pannelli che pubblicizzano la bellezza di Parigi attraverso le parole di poeti e scrittori. Viene sacrificato uno spazio di guadagno per mostrare a tutti il volto letterario della città. Chissà quando mai capiterà a Venezia, per esempio, di vedere nei vaporetti dei pannelli con delle citazioni da Goldoni, da Thomas Mann, da John Ruskin, da Ian McEwan, da Tiziano Scarpa e, perché no, da Ferruccio Brugnaro, grande poeta, padre dell’attuale sindaco che – invece – considera la cultura come un oggettino da souvenir, tanto da avere abolito la figura dell’assessore alla cultura. Credo non capiterà mai, visto poi com’è amministrata l’Actv di oggi, che ha trasformato il rosso, il colore delle sue campagne pubblicitarie e degli abbonamenti, in color fucsia, il colore del movimento populista del sindaco. Chissà mai perché. E non c’è dubbio alcuno: il fucsia veneziano nulla ha a che vedere con la letteratura.

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