Paris, un mois plus tard

Era la sera del 13 novembre 2015, un mese fa, a Parigi. Una di quelle date che resteranno per sempre scolpite nella Storia, nella memoria collettiva e nell’immaginario di ciascuno di noi. Ricorderemo per sempre dove e come abbiamo ricevuto la notizia. Non riusciremo mai a cancellare le emozioni, lo sgomento, il dolore di quella notte insonne e dei giorni successivi. La percezione e il sentimento di quella città, più o meno nota a tutti, più o meno amata da tutti, da quella sera – per ciascuno di noi – non  è più la stessa. E a distanza di un mese, coincidenze della Storia, oggi la Francia è a un bivio decisivo, che potrebbe portarla a un immediato futuro di instabilità profonda, rischiosa, forse addirittura violenta, come paventano alcuni politologi. Ma la Francia, la maggior parte dei francesi, sanno bene quali siano i valori preziosi e imprescindibili della République e sono sicuro che oggi lo dimostreranno. 

E oggi, a un mese dalle stragi di Parigi, pubblico qui il reportage che ho scritto per L’Humanité il giorno dei funerali di Valeria Solesin, nella versione tradotta dal giornalista Thomas Lemahieu e nell’originale in italiano.  

    

Hanno ucciso una ragazza, una cittadina del mondo, una veneziana. Sottolineare questo, sottolineare il nome della sua città, Venezia, non è un semplice dato biografico. Perché Venezia è da sempre la città dell’apertura, è il crocevia di culture, di idee, di storie, di religioni, di nazionalità. Valeria Solesin – ventottenne ricercatrice alla Sorbonne, laureata in sociologia a Trento, volontaria di Emergency – è una delle 130 vittime degli attentati di Parigi. Le hanno sparato al Bataclan, dove i terroristi hanno cercato di uccidere una generazione, la generazione che ha in mano il futuro di questo mondo, e in questi giorni abbiamo capito che se questa generazione assomiglia davvero ai ragazzi uccisi negli attentati di Parigi, allora il mondo è, nonostante tutto, in buone mani. Ne abbiamo avuto la conferma ieri, in Piazza San Marco, dove si sono svolti i funerali civili di Valeria, una scelta della sua famiglia, questa, il saluto alla loro figlia aperto a tutti, in particolare a tutte le religioni. I genitori e il fratello di Valeria, hanno voluto, da veneziani, aprire, e non chiudere, come invece si sente dire qui in Italia fin dalle prime ore successive agli attentati. E il luogo, poi, del funerale, Piazza San Marco, il più visitato al mondo, attraversato ogni anno da milioni di cittadini provenienti da ogni angolo del pianeta. Un privilegio esagerato, ha provato a contestare qualcuno. Invece, è stata una scelta simbolica forte e preziosa. E allora è in questo luogo di storia e di meraviglia che hanno risuonato le parole degli amici di Valeria, amici che le assomigliano, impegnati anch’essi a costruirsi un futuro fatto di studi appassionati, di altruismo, di tanto buon senso, e poco importa se alcuni di loro, come Valeria, stanno studiando e lavorando lontano dall’Italia, perché, come ha detto il padre della ragazza quando ha preso la parola, lei era felice delle sue scelte, di Parigi, della Sorbonne: “Ripensando a mia figlia, non voglio isolare la sua immagine dal contesto nel quale viveva a Parigi, l’istituto di demografia, l’università, i bistrot dove amano incontrarsi tanti ragazzi come lei, gioiosi, operosamente rivolti verso un futuro che tutti, come Valeria, vogliono migliore”. Nel gelo di Piazza San Marco la gente ha ascoltato e partecipato in silenzio, come se la compostezza dimostrata in questi giorni dalla famiglia Solesin si fosse diffusa a tutti e ha applaudito convinta alle parole forti e veementi del rappresentante delle comunità musulmane in Italia: “Valeria, i tuoi assassini hanno fallito perché non sono riusciti a instillare l’odio in noi e oggi siamo tutti uniti qui per te”. Alla fine, uscendo dalla piazza, resta la consapevolezza che l’obiettivo dei terroristi è stato il più sbagliato possibile. Perché una generazione non potrai fermarla mai, e i ragazzi uccisi nei bistrot e al Bataclan, i ragazzi come Valeria, curiosi e creativi, energici e determinati, continueranno a lottare per un futuro migliore. Lo faranno attraverso i loro famigliari, i loro amici, i loro coetanei. Attraverso tutti noi.

Leggi questo post in e-bookLeggi questo post in e-book