Perle fucsia 2. Il turismo del nuovo sindaco

Questo mio articolo è uscito domenica 12 luglio 2015 sul Corriere del Veneto.

  

Pare ci sia un nuovo comandamento. Un comandamento tutto nostro, locale, inedito, nulla di religioso: non nominare il nome di Venezia invano. Lo ha fatto qualche giorno fa la neoeletta sindaca di Barcellona, Ada Colau, quando ha detto – semplicemente – che non vuole che la sua città diventi come Venezia, invasa ormai da anni da un turismo di massa fuori controllo. Non sia mai. Il suo omologo, neoeletto sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha subito preso le difese della città che guida da qualche settimana. Certo, è doveroso difendere Venezia quando, come spesso accade, si abusa del suo nome, o lo si banalizza, ma che cosa avrebbe detto di tanto grave Ada Colau? “Il turismo, una delle motrici dell’economia veneziana, rischia di trasformarsi nel suo più grande limite: per ogni abitante del Centro storico ci sono quasi 400 turisti ogni anno, dei quali quasi 300 mordi-e-fuggi. È come se ogni giorno un veneziano accogliesse un nuovo ospite. Siamo già oltre la sostenibilità. L’assenza di una regia ha portato ad un turismo di qualità sempre più bassa, alla pari con il sorgere di un risentimento diffuso dei residenti verso i visitatori”. No, non sono parole di Ada Colau. È quel che sta scritto, bianco su fucsia, a pagina 24 del programma elettorale di Luigi Brugnaro. E allora come mai prendersela tanto con la sindaca di Barcellona? Perché, si sa, non sempre è bello fare confronti, e Venezia, si sa anche questo, è talmente unica, talmente inimitabile da rispondere da sola a qualunque osservazione, o critica, o confronto che sia, e lo fa con la sua storia, la sua bellezza, la sua resistenza. E allora, anziché accigliarsi polemici, sarebbe forse meglio cogliere quest’occasione per guardare a Barcellona con la curiosità verso una città che ha saputo cogliere la sfida della contemporaneità e forse vincerla. E, perché no, chiedere a Ada Colau quali soluzioni propone, lei, al turismo di massa.

Perché se poi la mettiamo sul piano della sfida, via, chi sta a Barcellona non è messo così male: loro hanno il Barça, che quest’anno ha vinto il Triplete, noi una squadra di calcio che fallisce ogni tre, quattro anni. Loro hanno la sangria e noi lo spritz. Loro hanno Baceloneta e noi il Lido. Hanno la Sagrada Familia e noi la Basilica. Chi vince? La Venezia inimitabile e unica o la Barcellona maestosa e vivace? Dài, è soltanto un gioco. Tanto per sdrammatizzare, ché comunque era una frase del tutto innocua, quella di Ada Colau, con all’interno una profonda verità, confermata anche dal programma elettorale del sindaco, il quale, invece di rincorrere i turisti in Piazza Ferretto, o di incalzare chi secondo lui nomina Venezia invano, sarebbe meglio incominciasse a mostrarci davvero il suo tanto sbandierato cambio di rotta. Quel cambio di rotta che chiedono i cittadini che lo hanno votato. Magari partendo proprio dal tema turismo di massa, che alla sindaca di Barcellona sta particolarmente – e giustamente – a cuore. Venezia ha urgente bisogno di un sindaco, non di un custode.

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