Ultimo appello: votare Casson.

  
  Sembra qualcosa venuto giù dal cielo. Un’astronave, magari, dalla quale però, data la sua bellezza, non possono di certo venir fuori dei mostri, degli alieni offensivi. Dentro, infatti, ci sono soltanto cose belle, a disposizione di tutti, e preziose, per tutti. Quelle cose che quando le guardi ti fanno stare bene, ti fanno sentire meglio, ti senti crescere, e mentre le ammiri sai che la tua mente, le tue emozioni, il tuo sapere, si stanno arricchendo. E comunque sarebbe sufficiente guardarla anche soltanto da fuori, la Fondazione Louis Vuitton, disegnata dall’architetto Frank Gehry. Una meraviglia messa lì, nel cuore del Bois de Boulogne, a Parigi. Il dono di un imprenditore francese all’umanità intera. Come ha fatto François Pinault a Venezia, regalando alla città e al mondo la Punta della Dogana, ristrutturata dopo decenni di abbandono dall’architetto Tadao Ando. C’è sempre la coda, per entrare alla Fondazione Louis Vuitton, una coda che sta perenne col naso all’insù, a cercare di capire come ha fatto il suo autore a disegnarla. Un iceberg immerso nel verde, se la guardi da un certa angolatura, oppure uno strano acquario, se lo guardi da un’altra. 

  Questo, fanno gli imprenditori, da queste parti. Nessuno di loro ha mai, nemmeno lontanamente, pensato di candidarsi a presidente del consiglio o a sindaco di una città. Qui in Francia continuano a fare il proprio mestiere di imprenditori, e a un certo punto, per condivere i propri successi con la collettività, regalano bellezza al prossimo. Non ci pensano neanche lontanamente a entrare in politica e mescolare così il potere con i proprio affari (quel conflitto di interessi tipicamente italiano). Da queste parti gli imprenditori costruiscono musei che portano il loro nome invece di comprare società sportive attraverso le quali ottenere un consenso che diventerà poi elettorale. Queste riflessioni dovrebbero essere sufficienti per tenerci tutti lontani dal votare al ballottaggio di domenica per l’imprenditore fucsia come sindaco di Venezia. Non c’è nulla di più lontano da lui dell’arte, della cultura. Non se la prenda, ma basta sentirlo parlare, anzi, cercare di parlare. E basta vedere la spesso violenta – nei toni – campagna elettorale fatta dai suoi sostenitori. Quando non sai cosa dire urli, e insulti.

Domenica cerchiamo di non essere sciagurati e votiamo per Felice Casson, che sa cos’è la politica, sa come si amministra una città come Venezia, che ha il coraggio, a poche ore dal voto, di autosospendersi dal Partito Democratico, non d’accordo con certe scelte legate all’etica, alla giustizia. E uno, poi, che sa cos’è la cultura e che sa che la cultura e l’arte sono una ricchezza inestimabile. Votiamo per Felice Casson e lasciamo l’imprenditore fucsia a fare l’imprenditore. E fra qualche anno, magari, toccato più dalla saggezza che dall’arrogante sete di potere di oggi, regalerà anche lui al prossimo un meraviglioso museo. Speriamo solo non lo colori di fucsia.

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