Dentro a un quadro

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La mia residenza di scrittura, e ora anche di traduzione, continua ad Arles, al Collège International de la Traduction Littéraire. Il Citl. E fino al 31 maggio abiterò dentro a un quadro. E non un quadro qualunque, e nemmeno di un pittore qualsiasi. Dentro a un quadro e non a un’immagine, ché dentro a una foto ci abitiamo già tutti, anche chi la sua casa non l’ha mai fotografata, o non si è mai fatto un selfie là davanti, perché ci ha pensato Google a farlo. E quando non è stata la webcam di Google Street, è stato comunque il satellite di Google Maps. Io invece abiterò all’Espace Van Gogh, dentro a un quadro che lui dipinse nel periodo che trascorse ad Arles fra il 1888 e il 1890. Lo dipinse durante un ricovero per una delle sue crisi in questo che allora era l’ospedale della città. È rimasto tale e quale, stesso giardino, stessi colori. Non fosse per il comunque discreto via vai di turisti, potrebbe essere la stessa anche la calma di quei giorni. E di certo anche la luce, è rimasta la stessa. La luce di Arles, la luce della Provenza. Che lui ha dipinto e io, come milioni di altri qua dentro, ho provato a fotografare. E un giorno, magari, a raccontare.

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