Salutando Villa La Marelle

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Per due mesi, il mese di ottobre dello scorso anno e questo mese di aprile, ho guardato i treni passare sotto le finestre di Villa La Marelle. Spesso, ho visto – intravisto – volti, colori, bibite, computer, libri, sguardi, occhiali. Ho immaginato vite, incontri, storie. Sempre, ho sentito tutte quelle vite, quelle storie passare là fuori, contenute tutte in un unico suono, che credo di poter dire sempre diverso, si trattasse di un Tgv o di un Ter, e ci fossero, a volte, carrozze di tipo differente, motori differenti e perciò suoni di volta in volta differenti. Come le storie, ovviamente, le vite, a migliaia, sotto le mie finestre, nel corso di questi due mesi. Oggi, tutto ciò, immagine e suono, volto, colori, zaino e iPhone, sono io, a bordo del treno Ter numero 17704 diretto a Arles, sono io, mentre passo in questo preciso istante – il momento in cui scatto la foto qua sotto – accanto alla Friche, sotto le finestre di Villa La Marelle, e sono quelle della cucina, la prima da destra e le due del soggiorno, seconda e terza. Poi, scopro le due chiuse, e non capisco. Cerco di ritornare dentro all’appartamento degli scrittori, dove probabilmente non ritornerò mai più (il mio periodo di residenza è finito), e di quelle due finestre, nella mia memoria che non può che essere fresca, non c’è traccia. Corrispondono ai due settori della biblioteca del salotto. E sì, scopro solo ora, ora che alla Marelle non tornerò più, che quelle due finestre sono state murate.

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