13 aprile, La Pointe Rouge

Sulla pagina degli appuntamenti de La Provence leggo che questa domenica c’è un mercatino di libri antichi e usati. L’annuncio non dà un indirizzo preciso. Dice solo Bonneveine, che, mi accorgerò poco dopo, è una zona – sud – molto estesa. L’applicazione della RTM mi dà tre possibilità e io scelgo, sbagliando, quella con meno cambi, due. Autobus numero 49 fino a Reforme Canébière, métro linea blu fino al Prado e lì il 44 fino alla fermata Bonneveine. Il 44 parte giusto di fronte al Vélodrome, lo stadio dell’Olympique Marsiglia. I lavori di ammodernamento vanno avanti e rispetto a ottobre, quando andai a vedere OM – Reims 2-3, è quasi tutto coperto. Andare al Vélodrome è una delle due cose che devi fare per essere considerato marsigliese. E io le ho fatte entrambe. Anche avere il Transpass (che pure stavolta ha fatto bip appena salito a bordo, validando la mia presenza a bordo), l’abbonamento urbano della RTM, mi fa sentire un po’ meno turista. E forse non esserlo proprio, spero.

L’autobus va verso sud, attraversando quartieri a me sconosciuti, e la fermata Bonneveine è poco dopo una rotonda deserta. Scendo ostentando una del tutto inadeguata disinvoltura, come se sapessi perfettamente dove devo andare non avendone invece nessuna idea. Sul giornale c’era scritto coté mer, e allora seguo la strada in discesa. Dopo una ventina di metri c’è il segnale inequivocabile di strada chiusa. Dovrei fare marcia indietro e invece tiro dritto immaginando non so bene cosa. Mi convinco che non sia chiusa, e se sì, mi dico che ci sarà comunque laggiù in fondo un passaggio pedonale.

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A metà percorso la strada incomincia a salire. Del mare, nessuna traccia, e alla fine ovviamente c’è un muro. Dopo quasi un chilometro. Torno indietro, e anche stavolta giro a sinistra senza troppa convinzione. Sono le due e nessuno in giro. E comunque ho deciso di non chiedere a nessuno né di guardare l’iPhone. Voglio arrivarci a naso.

Continuo a girare a vanvera, salgo e scendo, attraverso quartieri residenziali inattesi e mi ritrovo dietro a un Carrefour chiuso. Soltanto allora, dopo non so quanta strada, un po’ disperato, mi dico che forse è arrivato il momento di vedere su google se questo mercatino ha un indirizzo. Scopro che coté mer potrebbe significare lungomare, esserne sinonimo, meglio, oppure è stato solo usato male dal giornale.

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Google maps dice che sono a un chilometro e settecento metri dal mercatino. La tentazione è di mollare tutto e di ritornare in centro. Poi mi dico che no. Ho scelto di venire fin qua e non me ne vado senza aver guardato una a una tutte le bancarelle del mercato, quando le troverò. Che saranno poche, per fortuna. Fortuna del mio portafoglio.

A duecento metri dal puntino rosso di Google Maps (e il punto di arrivo si chiama proprio Pointe Rouge), ecco spalancarsi laggiù, in leggera discesa, il mare con le bancarelle dei libri davanti, a formare uno degli accostamenti paesaggistici più seducenti ch’io abbia mai visto.

Perlustro tutte le bancarelle. E nell’ultima, convinto ormai di averla scampata – ho la borsa strapiena e la valigia pure e devo stare qui ancora un mese e mezzo – nessun libro che mi interessi, trovo la prima edizione di Pour un Nouveau Roman di Alain Robbe-Grillet. Dietro c’è scritto 120, a penna, su un’etichetta, e se fossero euro non mi stupirei poi molto, vista l’edizione, ma dentro invece, a matita, 8 euro e allora non posso certo lasciarlo lì. Lo studiai, su fotocopie, per la mia tesi di laurea. Eccolo qui ora, stampato il 6 dicembre 1963 all’Imprimerie Corbière et Jugain a Alençon. Pochi giorni dopo la nascita di mio fratello. Comprato da non si capisce chi – la firma è illeggibile – nel novembre 1966, l’anno dell’alluvione.
Inizio a rileggerlo alla Brasserie L’Escale sulla spiaggia di La Pointe Rouge. Intorno, gente che, il 13 aprile, già fa il bagno, prende il sole. E i primi topless, anche. Lo vidi proprio qui vicino, in Francia, il primo topless della mia vita, a quindici anni, giugno 1976, sulla spiaggia di Nizza, in gita aziendale con i miei. Ricordo benissimo quel momento. Non serve dire come.

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Bevo una panaché, leggo Robbe-Grillet, guardo la gente in spiaggia. Vorrei ridare un’occhiata alle case della Pointe Rouge, ma la spiaggia è giù in basso e mi allora accontento della mappa, che dispiego sul tavolino. la vedo subito quella linea blu, tracciata sul pezzo di Mediterraneo qua davanti. Parte da qui e arriva al Vieux Port. La navette maritime, che in ottobre aveva già concluso la stagione, e che è appena ripartita, la settimana scorsa. Quasi, quasi. E allora pago, mi alzo, e vado verso l’attracco della RTM, poco più in là.

Mezz’ora di navigazione. Marsiglia vista dal mare. E le parole non bastano.

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