9 aprile, Zidane au Panier

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Ogni volta che da queste parti vedo un ragazzino prendere a calci un pallone, non ce la faccio a non pensare a Zinedine Zidane. È nato qui, nel 1972, in uno dei quartieri nord, La Castellane, così ben raccontati da Jean-Claude Izzo nei suoi romanzi (in particolare la trilogia che ha per protagonista Fabio Montale). È la sua città natale, questa, eppure, per i marsigliesi, ci sarà per sempre un’ombra nella carriera del giocatore più amato di Francia dopo Platini. Non ha mai giocato nell’OM. Al Vélodrome lo hanno visto solo come avversario. Però in questi giorni qualcuno c’ha provato a colmare quel buco, a illuminare quell’ombra. In una delle peggiori stagioni dell’Olympique da molti anni a questa parte (è allenata addirittura dal direttore sportivo, dopo l’esonero di quello che dunque non si può nemmeno definire suo collega), qualcuno, dicevo, nei giornali locali ha provato a lanciare l’ipotesi di dare la panchina per la prossima stagione proprio a Zizou, oggi vice di Ancelotti a Madrid. E per strada i marsigliesi per un po’ di giorni hanno sognato. Oggi però pare non se ne farà nulla. Troppo rischioso iniziare la carriera da queste parti. E poi, si sa, nessuno è profeta in patria.

Ecco, quando ho visto questo ragazzino giocare con il padre in uno spiazzo del Panier (da cosa si vede che è il Panier? Dalla parete alle spalle del piccolo calciatore, naturalmente), ho pensato a Zidane bambino a Marsiglia. E sono contento di avere colto proprio quel gesto, così evidente, così slanciato, così pieno di gioia e — potenzialmente — di avvenire. Giocando a pallone al Panier, imitando Zinedine Zidane, potrebbe essere il titolo della foto. Poi, poco più in là, è incominciata la salita, e per un po’, ho guardato giocare il ragazzino e suo padre dall’alto. In quell’ipotetico stadio bellissimo che è il Panier.

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