3 aprile 2014. Partenza per Marsiglia

L’aereo sta per staccare l’ombra da terra, ma è come se fossi partito già da una settimana. Mi capita sempre di partire da Venezia in anticipo rispetto al giorno del decollo. Si tratta di residenze di scrittura e ogni volta come minimo è un mese. Tocca organizzarsi. Questa volta saranno due mesi e mezzo, il più lungo, finora. Rientrerò a Venezia il 9 giugno, dopo avere trascorso un mese a Marsiglia, un altro mese ad Arles, qualche giorno a Arras e dieci a Parigi. Per via della durata, allora, sono “partito” ancora prima, anche se poi riesco sempre — forse proprio grazie a questa partenza differita — a restare ancor più ancorato ai sentimenti, alla famiglia.

Residenze di scrittura, che poi è lavoro, sono pagate, e tu devi produrre. A tuo piacimento, un romanzo in progress, o un progetto più puntuale, come potrebbero essere queste righe, per esempio.

Questa volta ritorno a distanza di qualche mese nella stessa città dove sono già stato nel mese di ottobre dell’anno scorso. Marsiglia. Sapevo già allora di questa seconda parte (la borsa del Centre National du Livre mi era stata confermata) e perciò non ho mai staccato del tutto, continuato a leggere i giornali locali (La Provence e il mio amato La Marseillaise, il giornale dove scriveva Jean-Claude Izzo), controllato pressoché quotidianamente il meteo (provando spesso una sana invidia per una città che ha più di trecento giorni di sole all’anno) e seguito le elezioni amministrative di qualche giorno fa con annessa campagna elettorale. Si tennero proprio a ottobre le primarie del Parti Socialiste marsigliese ed entrambi i candidati giunti al ballottaggio non mi convincevano per niente e non hanno convinto nemmeno. I marsigliesi che hanno riconsegnato la città al sindaco di destra che la amministra dal 1995. Ancora non ho capito, poi, se la Friche, il centro culturale dove si trova Villa La Marelle, la residenza per gli scrittori, se la quartiere della Belle de Mai, è inserita nel settore vinto dal Front National, il partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen. Sarei a disagio, lo fosse.

È davvero incomprensibile come quei quartieri popolari, multietnici, poveri, abbiano votato per un partito che vede gli abitanti di quei luoghi come la causa di tutti i mali. Ma il male è diffuso. Tira una brutta aria in Europa.

Pochi giorni fa nella mia regione, il Veneto, dei sedicenti indipendentisti veneti hanno tenuto referendum on line, (fasullo, io stesso ho votato due volte, con due nomi inesistenti e due numeri di carta d’identità inventati), referendum cui secondo loro hanno partecipato due milioni di persone e il Corriere della Sera analizzando i dati, incrociando indirizzi ip, ha scoperto che al voto sono andati non più di centomila e di quei centomila chissà quanti come me, hanno votato più volte falsando del tutto i risultati. Molti di quei promotori sono stati ieri arrestati con l’accusa di terrorismo. Stavano costruendo un carro armato per andare a “radere al suolo” delle banche e “invadere” Piazza San Marco. Dei deficienti, insomma, intenzionati però a comprare armi dalla mala albanese.

Stiamo atterrando. (À suivre).

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