Questo articolo è uscito il 28 dicembre 2011 sul Corriere del Veneto.


Le signore al tavolo qui accanto, nella pasticceria della Giudecca, hanno ordinato cioccolate calde, e fra un sorso e l’altro discutono delle grandi navi che passano qua davanti in continuazione, soprattutto durante la bella stagione. Dicono che dovranno pur trovarla una soluzione, prima o poi. Una di loro elenca le alternative, con sicurezza. Sono tutte d’accordo. Se l’obbiettivo della prima vera manifestazione contro il passaggio delle grandi navi era quello di sensibilizzare la città, le signore della Giudecca sono la dimostrazione che il risultato è stato ottenuto. Del resto, quando la Msc Magnifica è passata davanti al Ponte Lungo della Giudecca, tutti si sono accorti del centinaio di manifestanti che fino a quel momento avevano sbattuto i piedi per terra per cercare di vincere il gelo che stava calando. E se ne sono accorti anche l’equipaggio e i passeggeri della nave, accolti da striscioni inequivocabili (Fuori le grandi navi dalla laguna), da trombe da stadio, da fumogeni, da fuochi d’artificio e da una voce al megafono che ripete «You are destroying Venice!». Certo, inutile dire che tutti speravano ci fosse una partecipazione più numerosa. Ma i veneziani, si sa, sono pigri. Difficile coinvolgerli, anche se si tratta della loro città, della salute di tutti. È stato così anche col Mose. Ma i danni che stanno facendo queste navi sono ben più visibili, evidenti. E nell’epoca delle apparenze, dovrebbe contare. Bastava guardarla da lì, la brande nave, dal Ponte Lungo, prima che salpasse. Il sole tramontava, il cielo sopra Santa Marta stava già virando al giallo-arancione, ma davanti, inquietante, c’era quel profilo scuro, mastodontico, che, se non lo sai che di una nave si tratta, faticheresti a identificare. Un profilo talmente enorme, talmente scuro, che la Marittima, là sotto, sembrava un giochetto messo su coi Lego, o col Meccano. Fragile e a rischio, sotto a quel coso mostruoso. Sopra, incessante da almeno un’ora, uno sbuffo di fumo nero, una nuvola di zolfo e polveri sottili che equivale, nel suo insieme, alla circolazione di 14.000 auto per un giorno intero. Il Comune ci ha provato, ad alzare la voce con il porto. Ma è durato poco. Del resto è questione di punti di vista. Due milioni e centomila passeggeri l’anno che si sparpagliano per la città, il porto li vede come un successo. Il buon senso, invece, farebbe dire che sono una sciagura, in una città di sessantamila abitanti. Ma se questa è l’epoca dell’apparenza, lo è anche della quantità, non certo della qualità. La Msc Magnifica ci mette un bel po’ a staccarsi dalla banchina. Qualcuno dice che anche quelli del porto leggono il giornale, e sono a conoscenza della protesta, lo stanno facendo apposta, dice, a ritardare, così la nave passerà di qua con il buio e il risultato non sarà lo stesso. Ma quelli del comitato sanno il fatto loro. Hanno appeso gli striscioni anche sotto ai lampioni, e fumogeni e fuochi d’artificio, va da sé, danno il loro miglior risultato allo scuro. La Magnifica, alla fine, passa davanti al Ponte Lungo con mezz’ora di ritardo e il momento è quello perfetto, non più giorno, non ancora sera. I passeggeri, tutti affacciati dall’altra parte, lato Salute e San Marco, ci mettono poco a passare di qua, richiamati da trombe, fischietti e fuochi d’artificio. Pensavano a una festa, forse. Tempo qualche minuto, poi la nave lascia il Canale della Giudecca e vira verso il Bacino San Marco. La voce dal megafono, intanto, ringrazia, e dà appuntamento a tutti venerdì, in Campo Santa Margherita. Perché questo, aggiunge, è soltanto l’inizio.
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