I regali e la crisi

Un paio di giorni prima di Natale sono andato a farmi un giro in un centro commerciale. Lo avevo già fatto qualche anno fa e ne scrissi un reportage. Questa volta, volevo rendermi conto quanto evidenti fossero i segni della crisi. L’articolo è uscito sul Corriere del Veneto il 24 dicembre 2011.

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Per il Natale di quest’anno, prepariamoci a farci bastare i pensieri, e saranno tanti. Perché quando c’è la crisi, basta il pensiero, non fosse che poi, di pensieri, quelli veri, quelli che non ti fanno dormire la notte, ne abbiamo fin troppi. Il centro commerciale, a due giorni dal Natale, è quasi privo di addobbi. Ed è il primo segno. Il parcheggio lo si trova in fretta, ed è il secondo segno. Il terzo, che scandirà tutta la visita all’interno, è che di borse, anzi, di sporte belle piene, quelle che a due giorni dal Natale eravamo abituati a vedere in mano a chiunque, non ce n’è. Dentro, non è certo tempo di saldi, eppure quasi ogni negozio ha in bella vista dei cartelli con ribassi del dieci, del venti, e anche del trenta per cento, anche se solo su alcune delle merci esposte. Qualche sacchettino lo si vede, in giro, ma sembra la conferma dell’essenzialità necessaria per questo Natale, regali (regalini, meglio) solo a parenti stretti e ai morosi. Le mani, stanno più che altro in tasca, e si esercita più lo sguardo, che la scelta, come se ci si aggirasse qua in giro in cerca di idee da farsi venire per poi però subito togliersele dalla testa non appena prese in considerazione. E quando ti metti a guardare qualcosa con un po’ più di attenzione, qualunque cosa, un orologio, una scatola di cioccolatini, una cravatta, i biglietti del gratta e vinci, c’è sempre una gentile commessa pronta a domandarti se ti serve aiuto, quando invece, due o tre natali fa, trovarne una libera che potesse dirti un prezzo o la durata di una garanzia, era un’impresa. A dirla tutta, potrebbe essere un qualunque pomeriggio di ottobre o di marzo, qua dentro, oggi. Altro che Natale. E lo si deve forse anche al fatto degli scarni addobbi festivi, che – visti con occhio mercantile – forse sono una scelta sbagliata: anziché dirti che c’è la crisi, e che è meglio risparmiare sul superfluo – gli addobbi – sembrano dirti invece che c’è la crisi, e che è meglio risparmiare sul superfluo – i regali. Entro in libreria, e fa piacere che la maggior concentrazione di potenziali clienti sia qua dentro, non fosse che poi, alla cassa, la gente in coda abbia fra le mani dvd, giochi per la playstation e gadgets di altro genere. Pochi, pochissimi libri. Fuori, un papà richiama a sé la figlia, una bambina di nome Ginevra che all’improvviso, convinta, domanda: «Papà mi compri una fisarmonica?». Il padre sbalordito: «Una fisarmonica?». Lei, soave: «Sì, mica ce l’abbiamo, a casa, una fisarmonica». Si allontanano, e non saprò mai come sia riuscito il padre a smarcarsi da quella lapalissiana replica di sua figlia Ginevra. Continuo a vagare insieme ai non molti qua dentro. Guardo vetrine, considero oggetti, li accosto a amici e parenti, poi valuto i prezzi e mi avvio sconsolato. Così sembrano fare tutti. Salvo quelli che non sono qui per dei regali, visto che sembra un giorno qualunque, sì, e la spesa la supermercato, quella, tocca farla a prescindere. I negozi di telefonini, vanto della società italiana, quelli che a detta dell’ex capo del governo erano il termometro del nostro benessere diffuso, sono desolatamente vuoti. Tutti. Sto per andarmene scoraggiato, perché poi vallo a spiegare, a chi comunque un regalino te lo farà, che tu no, non gliel’hai fatto perché c’è la crisi. Pensiero condiviso, qua dentro, mi sa. È l’altoparlante a venirci in aiuto. Una dolce voce femminile, oltre ad annunciare che il centro commerciale sarà aperto tutti i giorni fino al 31 dicembre, aggiunge anche una formuletta fatale. I saldi incominceranno il 5 gennaio. Occhi che brillano e non occorre essere una assiduo lettore di noir o di polizieschi per mettere insieme i tasselli e costruire il piano delle feste natalizie 2011-2012. Si rimandano i regali all’Epifania e il 5 si corre tutti qui, a far finta che sia un Natale qualunque, e non, invece, il primo di una lunga crisi. Buona Epifania a tutti, allora.

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