Le immagini che arrivano da Lampedusa mettono i brividi. Per non parlare delle storie. Fanno scattare dentro di noi ogni tipo di sentimento. E, va detto, si tratta di sentimenti contrapposti. Perché se c’è chi si indigna, chi si vergogna, dall’altra parte c’è chi, e non sono pochi, si incazza, chi urla, chi perde la testa, come il governatore della Sicilia Lombardo, che dice che bisognerà uscire di casa col mitra, o l’ineffabile governatore della mia regione, xenofoba più di tutte, che non ne vuol sapere di ospitare profughi “con le scarpe firmate”. E i veneti, la maggior parte di noi, lo applaude. Davanti a questo squallido spettacolo, sento parlare l’opposizione, che accusa il governo di inefficienza, di incapacità, di confusione. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere queste righe. E ieri, il direttore del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, ha iniziato a dare quella che deve essere la lettura più plausibile di quanto sta avvenendo, che è sì talmente evidente e però sembra sia indicibile. L’emergenza profughi a Lampedusa è stata creata ad arte. Lo sostengo da sempre. Pensateci, il giorno in cui l’Italia riuscisse a iniziare a gestire i flussi migratori, la Lega non avrebbe più alcun senso di esistere. È nata e cresciuta basando tutto il suo consenso sulla xenofobia, sull’intolleranza, prima verso i “terroni”, negli anni ottanta, poi verso i “marocchini”. I leghisti fanno del terrore verso chi viene da fuori il loro centro politico. Questa è la Lega, né più né meno. La sua strategia è lampante: criminalizzare lo straniero, dipingerlo come causa di tutti i mali e, sul palcoscenico, urlare che solo lei, solo la Lega può difenderci dal clandestino criminale. E con un atteggiamento diventato ormai istituzionale, portando scientemente all’esasperazione le situazioni, come sta accadendo in questi giorni a Lampedusa, riesce a ottenere i risultati che desidera. Lasciare migliaia di persone allo sbando in un fazzoletto di terra, porterà inevitabilmente al conflitto. Un conflitto che sarà una manna per la Lega, che potrà dire: vedete? Sono dei delinquenti, altro che profughi. L’elettore, ormai è ovvio, crede ciecamente a tutto questo, ovvio, abituato ormai da decenni di terrorismo mediatico. Da anni l’Italia viene raccontata dai nostri telegiornali come se fosse un Bronx diffuso e continuamente sotto assedio. Questo è il palcoscenico. Poi però c’è il retropalco, e lì, nell’ombra, la Lega sguazza e gode a ogni barcone in arrivo dal nord Africa. Lì, dal retropalco, la regia è evidente. Spettacolarizzare il dolore, il disagio, la disperazione di chi arriva a Lampedusa. La Lega, e più in generale la destra di questo paese, ha bisogno di proporre una continua emergenza per ottenere consensi. Per questo qualche migliaio di profughi (criminalizzati immediatamente col termine clandestini, che è criminale solo in Italia, sia ben chiaro), devono per forza diventare un caso, devono essere tenuti lì e squallidamente utilizzati come merce di consenso, per farlo diventare se possibile ancora più razzista, questo paese. Mica è un caso, no, che la Lega si riservi sempre il ministero degli interni. È cruciale, per la gestione della sua ignobile politica. Certo, mica può farlo da sola, tutto questo, la Lega. Ci vuole il supporto del vero regista. Dell’utilizzatore finale, che pur di non perdere il potere, è pronto a cedere a ogni ricatto. E la Lega lo sa, e ne approfitta. Questo, sta avvenendo a Lampedusa. Sotto gli occhi di un paese in preda a una catatonia inarrestabile. Un paese che sembra non avrà mai le forze per ribellarsi a questo squallore, a queste violenze. Forze che sarebbero indispensabili, ora, perché, come ha detto Pietro Ingrao, indignarsi non basta più.
Monthly Archives: marzo 2011
Semplificando Venezia e il Veneto
Questo mio articolo è uscito qualche settimana fa sul Corriere della Sera.
Ci mancavano solo il Canal Grande, idealmente cancellato dalle mappe della città cui appartiene – va da sé – per sua stessa natura, Venezia, e poi il Veneto,non annesso all’Italia. A quali altri maldestri e sconcertanti episodi dovremo ancora assistere? Perché ve ne sarete resi conto, non passa giorno che non ci riservi sorprese inaudite. Inimmaginabili. L’ineffabile Ministro per la Semplificazione (l’Italia è l’unico paese al mondo ad avere un tale ministero e quando lo racconti all’estero scatta puntuale la risata) inavvertitamente ha fatto diventare Venezia e il Veneto vittime loro malgrado della Grande Semplificazione. Perché se è vero che siamo un paese con troppe leggi, non è semplificando (e, soprattutto, semplificando in questo modo) che si risolve il problema. La semplificazione ha poco o nulla a che vedere con la semplicità. La prima implica delle scorciatoie spesso impraticabili, la seconda la costruisci di sana pianta, dal nulla. E si tratta di un lavoro difficile, non è semplice ottenere la semplicità. Inoltre, compito della politica non è di semplificare (e perciò di banalizzare, ahimè), bensì di gestire e governare la complessità. Quello è il suo compito fondamentale. Quando non è in grado di farlo, dovrebbe prenderne atto e ritirarsi a vita privata. Oggi, invece, com’è sotto gli occhi di tutti, è la vita privata di certi politici a essere centrale e determinante a essere confusa con la sfera pubblica, in un atteggiamento di onnipotenza diffuso a tutti i livelli e su tutto il territorio. Ovvio che gente del genere sia del tutto inadeguata alla gestione della complessità. Non ne ha né le capacità, né la statura morale e intellettuale. Forse è proprio ora di finirla con il luogo comune che dice che la politica la può fare chiunque. Perché è proprio l’incompetenza la responsabile delle situazioni imbarazzanti di questo periodo. Sono sempre più frequenti e per poterle sopportare, ormai, bisognerebbe avere la capacità di astrarsi. Quanto bello sarebbe poter essere soltanto un distaccato spettatore di quanto accade oggi nel nostro paese? Uno che non c’entra e assiste al teatrino godendoselo come se fosse una commediola da terza serata, pop corn e birra e annessi e connessi? Invece poi uno è italiano e i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia se li passa così, protagonista suo malgrado del teatrino e del disastro. Vergognandosi ogni giorno sempre di più e però inutilmente. Perché anche i sentimenti, vergogna compresa, sono inefficaci, ormai. Sono stati resi innocui. Semplificati, pure loro.
Alberto Granado
Il Milan come Berlusconi
Questo mio articolo è uscito il 19 febbraio 2011 sul Manifesto.

Siamo lo zimbello d’Europa. E non soltanto d’Europa. Per colpa di un tizio impresentabile e dei suoi sgherri, pronti a difenderlo in tutti i modi per una manciata di denari, pronti a vendersi, a umiliarsi, a distruggersi. Il tizio ostenta la sua impresentabilità da anni, a dire il vero, ma negli ultimi tempi, in uno slancio di inaudita onnipotenza, ha acuito questa sua attitudine invisibile ancora oggi alla maggior parte degli italiani. Chiunque di voi abbia oltrepassato più o meno di recente qualunque confine, lo sa. Prima ridono, poi ti guardano con compatimento e, se gli stai simpatico, ti domandano come mai? Come potete voi italiani accettare questo schifo? E voi, italiani, non sapete che dire. Dentro monta solo una profonda vergogna. Sentimento ormai persistente in tanti di noi, oggi. E allora di cosa stupirsi se un vecchio squalo come l’ex centravanti scozzese Joe Jordan ci ha calcato la mano, nel corso del match di Champions League fra Milan e Tottenham? Gennaro Gattuso non ci dirà mai quali siano state le frasi pronunciate da Jordan per provocarlo. Pare però abbia utilizzato più volte il termine “vergognosi”. E non sorprenderebbe affatto se quelle e altre paroline da lui utilizzate alludessero al “Bordello Italia”, che altro non è che l’attuale immagine all’estero del nostro paese. Va detto che il Milan non poteva non aspettarselo, un agguato del genere. Sempre ammesso, come potrebbe, che il tema dell’agguato fosse questo. Di certo, non riscuotiamo simpatia. Nessuno l’ha notato, ma nella recente amichevole fra Germania e Italia, i fischi al nostro inno erano quasi unanimi. Qualche fischio c’è sempre, certo, ma in così gran quantità e da un pubblico da sempre fra i più corretti, fa pensare. Coincidenze? Mah. Resta che la reazione dei milanisti all’agguato non è stata altro che il ritratto di un nervosismo esasperato, nient’affatto latente. Del resto non si può pensare che le vicende dell’utilizzatore finale non riverberino il loro squallore negli immediati dintorni delle proprietà del capo del governo. Milan compreso. E se l’Italia si porta dietro ovunque l’immagine sordida offerta dal suo capo, figuriamoci il Milan, che del suo capo è l’emblema, il punto di partenza, il biglietto da visita della sua discesa in campo. Il Milan subirà tutto questo, va da sé. Il suo leader vacilla, è diventato ancor più di sempre la patetica macchietta di se stesso. C’è una domanda però. Si possono paragonare i giocatori del Milan ai pasdaran del Parlamento, pronti a tutto in nome del capo? Ammesso che le provocazioni di Jordan fossero legate alle tristi abitudini del premier, come leggere la reazione di Gattuso? Non ti permettere di toccare il nostro capo? Oppure: guarda che noi non siamo come lui. Se così fosse, pensate quanto sarebbe forte, simbolico, che l’abbandono, l’ammutinamento al capo, partisse e segnasse finalmente la fine lì dove tutto è incominciato: il Milan. Giocatori che fanno outing, stufi, tanto quanto noi, di essere indicati come anomalie dell’Europa, che si dissociano, che chiedono di essere ceduti per vergogna e sfinimento (quello che sta accadendo a Pirlo?). Di quanto e come il berlusconismo si sia incistato dentro tutti lo noi è testimone la titubanza collettiva. In un momento in cui le piazze dovrebbero essere occupate a oltranza, fino allo sfinimento del potere ridicolo che ci governa, noi assistiamo invece rassegnati. Ma occupare le piazze è roba da eversori, e noi, che diamine, mica lo siamo. Ha ragione Nanni Moretti, gli italiani non sono un popolo da insurrezione. Il nostro massimo sono manifestazioni come le recenti, splendide, certo, cariche di sdegno e di civiltà, vero, che hanno ridato dignità a un paese, certo, ma fatte il sabato e la domenica, per non disturbare troppo. Abbiamo acquisito gesti e linguaggi del berlusconismo. Il livello della nostra indignazione non va oltre all’ormai noto e acquisito: “mi consenta, vergogna”. Se qualcuno osa dire che trattasi di un debosciato da quattro soldi, di un omuncolo che ha sedotto l’intestino degli italiani, con le sue tv e gli slogan speculari a quelli del suo alleato di fiducia, la Lega, non sei altro che uno squadrista, un sovversivo. E allora, non ci resta che il tribunale di Milano o, vedi mai, la rivolta dei giocatori rossoneri. Oppure, più che probabile, l’omuncolo alla Presidenza della Repubblica. Poffarbacco.
