Leonardo, dalla parte opposta.

Era da un po’ di tempo che non scrivevo per il manifesto. E soprattutto nella pagina dello sport. Avevo in mente questa cosa da un po’ di giorni e il manifesto mi sembrava il luogo ideale dove pubblicarla. Gliel’ho proposta e loro hanno accettato. Mi infastidiva tutto il dibattito sciocco attorno alla scelta di Leonardo – ex giocatore, poi dirigente e infine allenatore del Milan – di allenare l’Inter. Non pensavo, poi, di riproporla qui, ma le recenti “perle di saggezza” del nostro Utilizzatore Finale riguardo al Milan e il suo ruolo per la nazione, mi hanno spinto a farlo. Ecco.


C’è un tormentone, che gira in rete. Quel ragazzino, intervistato da un giornalista di Sky, in diretta. Il ragazzino è milanista e gli si chiede che cosa pensi di Leonardo nuovo allenatore dell’Inter. Il ragazzino, dieci, undici anni, faccia da ragazzino italiano di oggi, espressione impertinente, taglio dei capelli strategico e alla moda, col ciuffetto tirato all’insù e quella vocina pronta a far commuovere le telespettatrici del pomeriggio, risponde senza esitare: «È uno stronzo». Accanto a lui, una ragazza più grande, forse la sorella maggiore, scoppia a ridere. Anche il giornalista sorride. E c’è da scommettere sulla quantità di gente che, davanti alla tv, si è fatta delle belle risate. Anche chi fa girare di continuo il video in rete, ride. Un momento di spettacolo da quattro soldi, tipico dei palinsesti nazionali di questi tempi bui. L’Italia che se la ride davanti all’uscita volgare e offensiva di un ragazzino. Che a qualcuno, però, anziché far ridere, mette angoscia. Perché è la normalità, oggi, quella risata. Una normalità angosciante. È normale, ahimè, che un ragazzino si lanci in quel modo senza porsi quella che dovrebbe essere una domanda naturale: cosa direbbero i miei genitori se io ora dicessi che Leonardo è uno stronzo? Invece, che un ragazzino dia dello stronzo a Leonardo in diretta tv, è scontato. Troppo ovvio, visti gli attuali parametri televisivi (riproposti identici, ahimè, anche nella quotidianità), di fronte ai quali le giovani generazioni crescono con il sogno di emularli. E allora basta un microfono e una telecamera perché un ragazzino dia sfogo, con la consapevolezza di un attore navigato, a un’offesa che farà ridere il pubblico. Non tutti però, perché è disperante rendersi conto che quel momento televisivo è il ritratto di un paese e di un’epoca. E di un ambiente: quello del calcio, dove quell’offesa a Leonardo è condivisa da migliaia di appassionati. L’onestà intellettuale dovrebbe essere quella che riconosce la libertà da parte di ogni individuo di compiere le scelte che ritiene più opportune. Per questo, da tifoso milanista, rivendico il diritto di Leonardo a allenare l’Inter. Così come del resto abbiamo accettato passaggi in direzione opposta, come quelli di Andrea Pirlo, di Clarence Seedorf, di Zlatan Ibrahimovic. Niente di più naturale, dunque. Ma non solo. Egli ha a mio avviso anche il dovere morale, di allenare la squadra rivale. Leonardo, lo ripetono tutti, è una persona indiscutibile sia sul piano umano che professionale. Viene spontaneo stimarlo. E viene spontaneo, per qualche appassionato (quanti?) di calcio e del Milan, soprattutto perché Leonardo è stato l’unico allenatore che ha saputo rispondere a muso duro alle “osservazioni” del proprietario del Milan. Lo ha fatto, Leonardo, con la consapevolezza che quel ritratto di democrazia che risponde al nome di Silvio Berlusconi, non gliele avrebbe mai perdonate. E infatti Leonardo, lo scorso campionato, sapeva con largo anticipo che sarebbe stato cacciato al termine della stagione. Fu un grande esempio. In un paese servile come l’Italia, pieno di lacchè, di portaborse, di yes men, uno come lui è da ammirare. Non si è inchinato davanti al potere e al denaro. Disse che con il narcisismo di Berlusconi lui era incompatibile. Visioni del mondo differenti, disse, stili di vita differenti. E fu cacciato. Per lesa maestà. E chissà quanti lo avranno redarguito, quanti gli avranno detto di lasciar perdere, di non contraddire il capo del Milan e del Paese. Lui, da uomo libero, se n’è infischiato. Perché ci sono cose che stanno ben al di sopra del gioco del calcio. Per questo, oggi, da milanista, io saluto l’arrivo di Leonardo all’Inter con rispetto ammirazione e con l’augurio di ottenere i migliori risultati possibili. Sì lo so che qualcuno ora dirà: certo, il secondo posto dietro al Milan in campionato e la finale di Champions contro il Milan, e forse è quello che potrei pensare anch’io. Ma, lo ripeto, credo ci siano anche cose ben più importanti oggi, in Italia e Leonardo, è un esempio per il calcio di oggi. E fa benissimo, allora, dopo il trattamento ricevuto dalla società dove ha lavorato per tredici anni, a scegliere la panchina dell’Inter. Un dovere morale, dicevo. È o non è Berlusconi ad aver scardinato le regole, ad avere sovvertito i valori di appartenenza e di bandiera il giorno in cui è diventato proprietario del Milan? Vero, e allora è bello sentire ieri Leonardo dire alla Pinetina: «Cercavo una grande sfida e più grande di questa credo che non ci sia. Era impossibile dire di no. Sono molto emozionato. Sto vivendo una situazione molto affascinante, è un giorno molto speciale per me. Questa all’Inter è una sfida troppo grande, troppo affascinante, troppo sorprendente».
Molti si sono sorpresi, poi, ieri, per le parole che Leonardo a speso in favore di Mourinho. Forse non ricordano ciò che ha detto del suo rivale lo scorso anno. Anche dopo quel 4-0 che sembrava già segnare il destino del Leonardo allenatore. E poi c’è l’umiltà, altro valore che scarseggia sempre di più, dalle nostre parti: «Io non sono Mourinho, ha detto ieri Leonardo. Ho fatto un anno da allenatore, con mille errori e forse con qualcosa di positivo. Questa è la mia storia e non posso cambiarla. È la mia seconda esperienza dopo un anno di lavoro e sei mesi di studio». Questo è Leonardo. E allora penso al padre del ragazzino che gli ha dato dello stronzo. Mi domando se non abbia riso anche lui oppure, come spero, se dopo quello “spettacolo” offerto dal figlio in diretta tv, non abbia deciso di guardare suo figlio negli occhi e gli abbia parlato di dignità, di valori, di senso delle sfide, e di educazione. Oppure, più semplicemente, gli abbia fatto ascoltare o, meglio, leggere, queste parole del nuovo allenatore dell’Inter: «Ho sempre cercato di essere libero, ho sempre detto quello che pensavo, cerco sempre la mia identità. Non ho rimpianti, non mi sento colpevole: sono sempre stato libero, ho sempre detto in che modo volevo vivere all’interno di una realtà». Spero lo abbia fatto, quel padre. Per dare modo a suo figlio, fra qualche anno, di non vantarsi con gli amici per per quella sua esibizione televisiva, ma di provare, invece, un ben più sano e nobile sentimento di vergogna, davanti a quelle immagini che ormai gireranno per sempre in rete. Perché Leonardo Nascimento de Araújo, il nuovo allenatore dell’Inter, è un esempio, altro che stronzo.
www.robertoferrucci.com

Autore di Impassibili e maledette, le invenzioni di Andrea Pirlo (Limina 2010).

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