Jesolo e la promozione turistica

Questo mio articolo è uscito mercoledì 8 giugno sul Corriere del Veneto.

Un’operazione pubblicitaria formidabile. Un record mondiale. Qual è la località balneare al mondo che non vorrebbe finire – e gratis – sulle pagine dei giornali di mezzo mondo? Ce ne sarebbero certo tante disposte a pagare fior di quattrini pur di ottenere un trafiletto a fondo pagina – che so – di qualche giornale austriaco, per esempio. Roba complicata, difficile. Ma in questo settore, il talento assoluto, la capacità da fuoriclasse spetta alla nostra spiaggia per eccellenza: Jesolo. Riesce ad arrivarci spesso, sui giornali, in un modo o nell’altro. Chissà se alle spalle di questi colpi di visibilità inaudita c’è un’équipe specializzata, se si tratta dell’esito del lavoro sopraffino di un sofisticatissimo comitato scientifico, oppure se è l’ennesimo colpo di genio del sindaco. Come promuovere al meglio l’afflusso turistico alla propria località, come incentivare le prenotazioni in un periodo di crisi che sta mettendo in ginocchio il turismo in tutta Europa? Semplicissimo: multando i turisti che comprino un oggetto contraffatto da un ambulante. Come la sanzione di mille euro (sì, 1000 euro!) che i solerti vigili urbani jesolani hanno inflitto a una pensionata austriaca. Non c’è dubbio. Mai modo migliore è stato inventato per pubblicizzare la propria località. Cosa può esserci di più efficace dell’immagine di una località che privilegi la legalità, il decoro, l’ordine e la disciplina? Certo, la sventurata – una pensionata che farà una fatica boia a racimolarli, i mille euro d’ammenda – tornata in Austria intesserà le lodi di una località così attenta alla tutela dei propri clienti. Le agenzie di viaggi di tutta Europa avranno liste d’attesa chilometriche di gente che non vedrà l’ora di poter dire di esserci stata pure lei, nella spiaggia dei vigili più integerrimi del mondo. Saranno organizzati tour speciali per poter assistere da vicino a queste “operazioni sicurezza” in spiaggia e per molti sarà come vivere un’esperienza dentro al set di un film d’azione. Il fatto poi che gli stessi albergatori jesolani contestino questo tipo di approccio alla legalità, consapevoli delle disastrose conseguenze a cui può portare, cosa volete che sia. Fra l’altro, si stanno adoperando per pagarla loro, la multa alla villeggiante. Ma c’è una coerenza, da parte della giunta jesolana. Le amministrazioni che soprattutto nel Veneto sono riuscite a farsi eleggere solo ed esclusivamente attraverso la demagogia della sicurezza, devono mantenere l’impegno, costi quel che costi. Anche se il costo, appunto, è quello di mettere a repentaglio l’afflusso turistico in una località. Anche se mille euro, e non soltanto per una pensionata, sono una cifra folle. Risultato? Vale la pena mettere a repentaglio la propria immagine nel mondo e il conseguente afflusso turistico per combattere (in un modo del tutto discutibile, per altro) la vendita di merci contraffatte? Evidentemente a Jesolo sono convinti di sì.

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