Francesi, salvate l’Italia!

Questo mio articolo è uscito il 17 marzo 2010 su il Venezia Epolis.

Verrebbe voglia di parlare delle elezioni regionali in Francia, laddove una sinistra per nulla vergognosa del proprio passato (il partito socialista, al 30%, non ha mai smesso di essere quel che è sempre stato, cioè un partito di sinistra, il Front de gauche affonda le sue radici nel comunismo del PCF e nessuno se ne vergogna, per non parlare dei trotzkisti e del partito Lutte Ouvrière), una sinistra che mette insieme il 53% e mette Sarkozy nell’angolo, condanna il suo appena accennato berlusconismo, atteggiamento che i francesi non possono accettare. Perché la Francia (e l’Inghilterra e la Germania e la Spagna e il Belgio e tutta l’Europa, insomma) è diversa dall’Italia. Da questa Italia attuale. Esempio: due anni fa, Sarkozy, apostrofò un cittadino che si rifiutò di stringergli la mano con il più classico degli insulti: “allora togliti di qua, povero c…”. Il giorno seguente tutti i media (tutti: destra, sinistra, centro) costrinsero il presidente a chiedere scusa pubblicamente. Mai un rappresentante del popolo, una carica istituzionale può permettersi di insultare un cittadino. Sono di questi giorni, invece, due episodi che la dicono lunga sulla condizione morale e etica del nostro paese. Un ministro della Repubblica che a una conferenza stampa spintona e prende a male parole un giornalista che contestava, un altro ministro della Repubblica che in una pubblica piazza (Ferretto, a Mestre), dà del rinco a un signore che aveva osato contraddirlo. Questo è il paese, oggi. E di giorno in giorno, è sempre peggio. Ma mentre altrove l’indignazione ci mette un nanosecondo a scattare, e la condanna è pesante soprattutto in termini elettorali, qui, a parte i soliti noti, il resto della popolazione, la stragrande maggioranza, non fa più caso a nulla, nemmeno ai reati veri, ricorrenti e evidenti (di cui peraltro la tv non parla o parla mistificando) figuriamoci a questioni di etichetta istituzionale. E qui, in Italia, tizi che altrove non prenderebbero neanche mezzo voto, che addirittura mai sarebbero stati presi in considerazione, qui, più ne dicono, più ne combinano e più sono osannati e idolatrati. Il triste problema che resta è uno: fino a dove bisogna arrivare per invertire la rotta? Cos’altro vedere, ancora per – finalmente – non votarli più?