La par condicio del regime

Questo mio articolo è uscito lunedì 15 febbraio 2010 su il Venezia Epolis.

La personalizzazione di qualunque cosa, in quest’epoca è ormai un dato di fatto. Soprattutto in politica, ovviamente. I faccioni di protagonisti vari o la loro firma, campeggiano ovunque. Non importano più i contenuti, le proposte, le biografie. Conta l’apparire, il mostrarsi, e l’autoincensarsi. Comandano loro, dettano legge. L’altra sera, i titoli di coda del bellissimo sceneggiato su Franco Basaglia (lui sì figura immensa, uomo impeccabile) sono stati tagliati perché doveva al più presto apparire sugli schermi il faccione di Dell’Utri e del suo avvocato difensore Bruno Vespa, pronti a dare del pazzo (tu guarda le coincidenze televisive) a Massimo Ciancimino e tentare di screditarne le dichiarazioni fatte quel mattino al tribunale di Palermo. Primi piani stretti, enormi, come insegnò il Grande Fratello, quello di Orwell, non la robaccia che guardate ogni giorno su Canale 5. È questo il non tanto nuovo oppio del popolo italiano. Le overdose di faccioni, di primi piani sconcertanti di uomini che lo sono altrettanto. E a queste dosi massicce, lo spettatore risponde con la inevitabile dipendenza. Non ce la fai a staccarti. E scatta la persuasione. Quei faccioni parlano di tutto, sono interrogati su tutto. Soprattutto quel che non conta. Appaiono ovunque e comunque. Sempre. Come il candidato sindaco della destra a Venezia. Prima ha spiattellato il suo faccione su imbarcaderi, parcheggi, fermate d’autobus e bidoni delle immondizie. Poi, quel faccione ha iniziato a muoversi e a parlare (auto candidandosi al Nobel per l’economia, tanto per essere umile e discreto, dopo averci insegnato come si fa la pasta e fagioli). È la scuola del loro capo: apparire sempre e ovunque, spararla sempre più grossa che mai, fare i simpaticoni, raccontare barzellette, sorridere sempre, dire che loro sono l’amore e gli altri l’odio. E poi promettere, promettere, promettere. Ripetuto sempre tre volte, meccanismo per far diventare qualunque cosa uno slogan. Intanto, in questo modo, si dopano le campagne elettorali. Il martellamento mediatico è continuo e spietato. Quel candidato è ovunque, l’altro non si vede mai. Non resta che capire se e quanto questo smisurato e iniquo apparire sarà fruttuoso. Se e quanto i veneziani saranno alla fine vittime del consenso mediatico. Quello dei faccioni a tutto schermo.

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