Calvino a Venezia

Questo articolo è uscito l’11 dicembre 2009 su il Venezia Epolis.

Credo di aver capito perché il Ponte dell’Accademia mi piace così com’è. Ho ritrovato il testo che segue in un file sperduto dentro un vecchio cd. Scritto più di vent’anni fa. “Il ponte ha una struttura di legno e ferro e centoquattro gradini in tutto, equamente suddivisi da una parte e dall’altra, anche se gli ultimi diciotto di una delle due parti girano di lato e si raddoppiano al suo opposto formando, ai piedi del ponte, due piccole rampe di accesso. La luce del sole, da occidente, tagliava diagonalmente l’aria, trascinando con sé, nel suo percorso sempre più basso, le ombre grigio scuro dei passanti. La mia andatura era lenta quanto può esserlo quella di uno un po’ pigro che passeggi per Venezia nel mese di agosto, a università chiusa ed esami ancora a una distanza di sicurezza. Io, che avevo vent’anni e volevo fare lo scrittore, mi sono accorto di quel tizio – anche se non l’avevo mai visto di persona prima d’ora – quando ci trovammo a una trentina di gradini di distanza l’uno dall’altro. Venti metri circa. L’uomo indossava un completo di lino azzurro, una camicia bianca senza cravatta, scarpe nere. I risvolti della giacca erano molto larghi, come le punte del collo della camicia e come non se ne vedono più in giro, anche se verso la metà degli anni ottanta poteva ancora capitare, specie addosso a un signore di sessant’anni. Le braccia dietro la schiena, saliva lento, la figura eretta.
Trenta gradini, venti metri circa. Questione di secondi. Secondi di cui mi sono impossessato completamente, con precisione, con decisione, senza tralasciare il minimo dettaglio. Era Italo Calvino. Dal taschino della camicia si intravedeva un astuccio per occhiali. Nero. I miei da sole, invece, mi permisero di mantenere fino alla fine lo sguardo nella sua direzione senza che lui se ne accorgesse. Il viso aveva l’espressione che sempre gli avevo visto in fotografia e qualche volta in televisione: le labbra ferme in una posizione di quasi sorriso, come di chi sembra sempre da un’altra parte, ma non solo o, forse, non proprio così. Si trattò di pochi secondi in tutto. Soltanto quando ho svoltato a destra per entrare all’imbarcadero, ho alzato gli occhi verso il ponte, ma lui era sparito”.

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