Neve

Questo mio articolo è uscito il 23 dicembre 2009 sul Corriere del Veneto.

In rete, da giorni, è tutto un fioccare di foto delle nostre città coperte di neve. Trionfano i reportages di pupazzi di neve sagomati ovunque e da mani non sempre solo infantili. Quando sabato mattina abbiamo aperto gli scuri e tirato su le persiane, la coltre bianca ha avuto – più o meno su tutti – lo stesso identico effetto: un sentimento di gioioso stupore. Sì, perché la neve in pianura, le rare volte che arriva, ha da sempre la capacità di farci fare quel repentino percorso a ritroso, dritti dritti verso la prima volta che la vedemmo, la neve. E ogni volta l’emozione è la stessa. Emozione, però, dalle durate differenti, a seconda del luogo in cui si abita, delle professioni, degli impegni che di lì a poco si dovranno affrontare. La neve scendeva, il vento la faceva vorticare, e se da un lato c’era già chi si bardava da perfetto fotoreporter antartico, chi – bambino – si preparava a soffici battaglie a palle di neve, dall’altro c’erano coloro che dovevano immediatamente prepararsi per affrontare i disagi che una copiosa nevicata comporta. Comporta, però, e chissà perché solo da noi. Treni in tilt, traffico pure, pedonalità ciondolante. Chi si è trovato nel cuore del marasma di questi giorni si è posto la classica domanda: ma come fanno nei paesi del nord europa? Che poi mica stanno lontani anni luce. E tutti ad accampare le scuse più stravaganti. Tipo che è stata una nevicata straordinaria, e tu ti domandi perché, a ogni pioggia, a ogni nevicata questo paese vada immediatamente al collasso. Ma quanto inadeguati siamo diventati? E quando qualche decennio fa nevicate come qyesta erano normali? Prendete le scuse del sindaco di Sandonà (nonché presidente della provincia di Venezia), che ha detto: non avevamo il magnesio. Che sì, serve a sciogliere la neve, ma se magari la neve la spali per tempo, forse, poi, del magnesio non hai più bisogno. Per non parlare dei treni. Ora, qui sì si diventa spietati. Perché a Trenitalia mancava solo la neve, in questi giorni, per esasperare quella figura imbarazzante che sta facendo agli occhi dell’Europa. Anche lì, tutta colpa della straordinarietà, salvo scoprire, poi, che il nostro Pendolino (quello costruito dalla Fiat), viaggia tranquillo dentro ai meno trenta della Lapponia, in Finlandia. E allora? Sono le contraddizioni dell’Italia di oggi. Ma di sicuro, fra il sollievo, ci sarà una piccola vena di tristezza quando, domani, apriremo scuri e tireremo su le serrande e ci accorgeremo che tutto è tornato come prima, a colori.

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