Giocando a pallone sull’acqua

Questo mio articolo è uscito il 15 agosto 2009 sul Corriere del Veneto.

A Venezia non parte soltanto una società di calcio nuova. Certo, è enorme l’impegno di chi ha consentito alla città di avere ancora una squadra. L’amministrazione, da una parte, soprattutto l’assessore Sandro Simionato, e poi di chi all’interno della vecchia società rappresentava la parte sana. Gente come Leandro Casagrande, Andrea Seno, Fabiano Speggiorin e Mattia Collauto sono ciò che di più nobile il calcio vero possa oggi offrire. Ma c’è di più. Ieri a Venezia si è delineato l’intento di un calcio inedito, nuovo, capace di dare una pedata definitiva al puro business, alla vittoria a tutti i costi. Un intento che vuole fare piazza pulita di tutti gli aspetti che hanno appestato il calcio in questi ultimi anni. Ieri, anziché sentire i soliti proclami di vittorie a ripetizione, di campionati da vincere e di serie A da raggiungere nel minor numero di anni possibile, ieri, si è parlato di valori, di educazione sportiva, di solidarietà dentro e fuori dal campo. Non sembrava proprio di essere alla presentazione di una società di calcio. Piuttosto, a un convegno sul significato autentico della parola sport e, nel caso specifico, dello sport del pallone. I discorsi che si sono succeduti, dal sindaco Cacciari al presidente pro tempore Pizzigati, dall’amministratore delegato Guerra a Fabiano Speggiorin, e le parole tecniche e al contempo commosse dell’allenatore Paolo Favaretto, hanno toccato i più alti ideali che ogni vero sportivo vorrebbe trovare in un campo di calcio. Non solo. Mai, a una presentazione di una società di calcio si era sentito applaudire con convinzione dai tifosi frasi tipo: “non promettiamo nulla se non il massimo impegno”, “dobbiamo ripartire dal settore giovanile ed educare i ragazzi alla solidarietà e a imparare che nel calcio si vince e si perde”. Si è addirittura parlato di quella public company tanto bistratta cinque anni fa e oggi obiettivo irrinunciabile secondo il presidente Pizzigati. Insomma, mentre da altre parti in Veneto il calcio sparisce, ieri, la nascita dell’FBC Unione Venezia, ha sancito l’inizio di un nuovo calcio possibile, condiviso a tutti i livelli e che potrebbe diventare un esempio non solo nazionale. Perché se a porre nuove e nobili basi a un modo diverso di fare calcio è una squadra che si chiama Venezia, non c’è dubbio che di esempio da seguire si tratterà. Ieri, è già iniziata la prima trasferta dell’Unione Venezia, a Montebelluna il 23 agosto, con la consapevolezza di tutti che sarà una festa, una semplice e meravigliosa partita di pallone.

Leggi questo post in e-bookLeggi questo post in e-book