Italia, un paese senza pietà

Questo mio articolo è uscito venerdì 30 gennaio sul Corriere del Veneto.

Pare che i saldi non siano ancora finiti. Le buone occasioni si trovano sempre. Pare ci siano dai dieci ai quindici carabinieri a disposizione della città di Venezia, se solo il sindaco Cacciari li volesse. E oltre a loro pare anche aumentare l’offerta di militari pronti a trasformare le nostre strade in tante piccole placide svizzere dolci e accoglienti. La spettacolarizzazione della sicurezza marcia di pari passo con la spettacolarizzazione della violenza. Non si tratta più della quantità di episodi violenti che accadono, non è più questo a fare la differenza, bensì la quantità di tempo che questi episodi, scelti più o meno a caso, occupano all’interno dei telegiornali. L’Italia continua a sembrare, agli occhi di un foresto, un sempre più sordido e opprimente Bronx diffuso, dove il crimine, a ogni angolo, è sempre in agguato. Prendete Guidonia, per esempio. Oddio, non che uno sogni proprio tutta la vita di andarci, un giorno, a Guidonia. Ma in questi ultimi giorni è stata raccontata come il posto più squallido del pianeta. Non c’è guidoniano (si chiameranno così?), che non sia stato intervistato, a cui non sia stato chiesto cosa pensi di ciò che è accaduto, e non abbia risposto, puntuale, che ormai lì non si può più uscire per strada e che quegli zingari devono andarsene o li mandiamo via noi e altre amenità varie, salvo poi che di zingari non si trattava, ma tanto cosa importa. E poi le interviste alle vittime. Sono addirittura riusciti a dar voce a un piumino bianco, di spalle, che forse conteneva al suo interno la ragazza violentata da un coetaneo a capodanno. Implorava di essere lasciata in pace, giustamente, la voce dentro al piumino, ma intanto lo faceva al TG, ascoltata da tutti, tutti a guardare il suo piumino, la triste cucina di famiglia, il padre sullo sfondo. Non poteva mancare, poi, l’intervista al suo violentatore, intervistato casualmente poco prima del fatto. Siamo diventati il paese più morboso del mondo. Che sembra avere sete di una giustizia fai da te ma che poi si nutre di questi episodi squallidi, li trasforma in trame da reality, e allora non c’è più nessuna differenza fra il Grande Fratello e la messinscena dei violentatori rumeni fatti artatamente uscire sotto i riflettori di una folla inferocita pronta a linciare. Nessuno che invochi più un minimo di ritegno, di discrezione. I politici invocano la privacy contro le intercettazioni ma poi consentono – forse incitano – affinché la cronaca sia raccontata in tv nel modo più becero e squallido, dove tutto si mescola, dove vittime e carnefici si confondono, si dividono il palcoscenico. Uno spettacolo vomitevole, quello in atto sugli schermi delle nostre televisioni. E nessuno che si indigni, nessuno che dica per favore basta. Nessuno che invochi quel sentimento ormai smarrito, forse censurato, ma mai così necessario quanto oggi: la pietà. Una pietà discreta, silenziosa. Che non esiste più.

Leggi questo post in e-bookLeggi questo post in e-book