Steve Jobs a Venezia

Questo mio articolo è uscito il 17 gennaio scorso sul Corriere del Veneto.

L’immagine letteraria di Venezia, spesso, è un’immagine di leggerezza, soave, semplice. Quando penso a Steve Jobs e ai bellissimi aggeggi tecnologici che ha inventato, penso a Venezia. Forse sono condizionato dal fatto che grazie a quegli aggeggi della Apple, leggeri, portabili con facilità ovunque, io li uso da sempre e spesso mi sorprendo a usarli per scrivere in vaporetto, seduto a un tavolino in riva alla laguna o, addirittura, camminando per le calli. Scrivo sull’iPhone e mi vengono in mente Le città invisibili di Italo Calvino. Che poi sono una città sola e quella città è Venezia. Poi, forse, sono condizionato da quell’idea che, al primo mandato come sindaco di Massimo Cacciari, sembrava così affascinate, così azzeccata, così perfetta, di fare di Venezia la capitale delle nuove tecnologie. Che la città della leggerezza calviniana diventasse leggera anche dal punto di vista della ricerca, del progresso tecnologico. Per questo, ora che Steve Jobs è costretto a farsi temporaneamente da parte per motivi di salute, oggi che sta diventando anch’egli sempre più leggero, proprio come i suoi computer, come l’iPod (non so perché, ma so che questo paragone lui non lo troverebbe azzardato o addirittura cinico, non so perché ma so che gli piacerebbe), oggi, pensare a Steve Jobs e agli oggetti che ha confezionato, mi fa pensare a Venezia e al rammarico che poi quel progetto di farne la capitale delle nuove tecnologie sia svanito. Non so se la Apple avrebbe mai abbandonato Cupertino per la laguna. E non credo che questa mia lettura sarebbe poi così facilmente condivisa dall’inventore del MacBook. Ma lui sa che lo scegliere quegli oggetti è sinonimo di una certa visione del mondo. Ed è di sicuro un segno di appartenenza. Quasi adepti, noi Mac addicetd. Resta il fatto che su quella linea di Venezia e la tecnologia si sarebbe dovuto insistere e che bello sarebbe stato vedere accostati insieme la storia e la ricchezza artistica e architettonica di Venezia con il design leggero ed essenziale di un Powerbook o di un iMac. Perché è grazie anche e soprattutto agli aggeggi inventati da Steve Jobs, il recente iPhone in particolare, che Venezia la vedi raccontata per immagini, e non solo, da chiunque in tempo reale. Se andate su Flickr, per esempio, e digitate Venezia, vedrete migliaia di sguardi di visitatori qualunque che osservano Venezia ognuno a modo loro. Fanno clic e inviano al mondo il loro punto di vista. Ho trovato immagini che nemmeno il miglior fotografo del mondo – forse – avrebbe saputo cogliere. Non a caso è proprio l’iPhone a essere la macchina fotografica più usata in rete. E se ci mettete che Venezia è la città più fotografata del mondo, il gioco è presto svelato. Per questo, adesso che Steve Jobs non sta bene, mi si sommano nella mente questa serie di pensieri, si sovrappongono tutte queste immagini che, messe insieme, spero si trasformino in un semplice e autentico augurio.

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