Acqua alta, attento alle scarpe

Questo articolo è uscito ieri sul Corriere del Veneto.

Ci sono mestieri che, in giornate come queste e non solo, ti consentono una certa comodità. Come il mio. Nessun ufficio, fabbrica, negozio o scuola da raggiungere. Così, quando alle sette e dieci del mattino le sirene hanno segnalato l’ennesima acqua alta di questi giorni, potevo fare come le altre volte. Preoccuparmi per quanto possibile di chi avrebbe avuto di nuovo case, magazzini, negozi più o meno allagati, e girarmi dall’altra parte, consapevole che la mia giornata sarebbe iniziata, di lì a poco, indifferente all’acqua alta, che intanto saliva inesorabile, là fuori. Avrei potuto, invece stavolta ho voluto immergermi anch’io, condividere questa quasi calamità che da un paio di settimane è pressoché quotidiana. Esco di casa poco prima che la calle sia resa impraticabile e svolto a sinistra. Da queste parti, i sacchetti delle immondizie non sono ancora stati raccolti e se la Veritas non si sbriga, si trasformeranno in putride zattere ingovernabili, come già successo. Il primo percorso verso il vaporetto è già compromesso, il secondo pure e al terzo passo per un pelo. In via Garibaldi tutti parlano dell’acqua. Una signora benedice il marito, che già un bel po’ di anni fa costruì un marchingegno per tenere alto il congelatore, giù in magazzino, che ha passato indenne anche i 156 cm di quindici giorni fa. Alcuni negozi hanno già l’acqua alle porte, delle pozzanghere profonde si stanno formando proprio lungo

le vetrine, davanti alle entrate. Una signora, stivali immersi nell’acqua, chiede alla panettiera il pane, che le verrà servito sopra la paratia di legno che si oppone alla marea, per ora con successo, sembra. Poco più in là, un paio di tizi possono godersi, grazie agli stivali, la vetrina di un negozio di computer. Il resto del percorso però è sgombro, bagnato solo dalla pioggia che scende fin da ieri sera. Già qui, poche centinaia di metri fuori da casa, è chiara una cosa che mi sarà confermata in seguito. I veneziani pare abbiano infine seguito il consiglio dato, come paradosso, anni fa, dal sindaco Cacciari per risolvere il problema dell’acqua alta: comprarsi gli stivali. Ne vedrò di ogni tipo. Dai più classici, quelli verdi, quelli neri, a tutte le stravaganze possibili, rosa con fantasie multicolori, bianchi a pallini neri, beige con svariati animali disegnati sopra, e quelli leopardati, calzati con disinvoltura da due turiste giapponesi, fino a quelli usa e getta, gialli o azzurri, che hanno dei ganci di plastica, come chiusure di scarponi da sci e che trovi abbandonati nei cestini portarifiuti o agli angoli delle calli, liquidati a funzione esaurita. Poi però non manca la soluzione pratica ed economica, benché rischiosissima, dei sacchetti dell’immondizia avvolti fino ai polpacci. Li ho sperimentati due o tre volte. Parti tranquillo, fiducioso e, immancabilmente, ti ritrovi fradicio. Ci sono negozi che hanno trasformato l’emergenza in una scelta di arredamento, come uno di borse che ha creato una scaffalatura mobile e alta al centro del negozio. L’impressione è che ormai tutti abbiano la situazione sotto controllo, dopo il tracollo del primo dicembre. In vaporetto, arrivo in a Ca’ Rezzonico, le passerelle arrivano fino a metà calle. Poi, in Campo San Barnaba, rimango prigioniero. Accerchiato dall’acqua a ogni lato. Uno, scarpe basse, si guarda intorno, poi, all’edicola, compra la Gazzetta. Andatura decisa, si va a sedere ai tavoli sotto la tenda di un ristorante, apre il giornale e, rassegnato, aspetta che l’acqua cali. Io, invece, decido che le mie scarpe da trekking meritano di essere messe alla prova, salgo un ponte e, ai suoi piedi, i miei si immergono in cinque, sei centimetri d’acqua. E le scarpe reggono. Sì, la vita continua quasi normalmente, a Venezia. Ci si abitua a tutto, anche all’acqua alta che non smette di salire, dal mare, e di scendere, dal cielo. Quando rientro, la calle di casa è stata sommersa fin proprio davanti al mio portone. Lì, la marea ha trascinato una discarica di bottiglie, sacchetti, legni e arbusti di ogni taglia e foggia. Speriamo se ne occupi la Veritas, domattina. Io, adesso, umido e infreddolito, non saprei da dove incominciare.

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