Acqua alta?

Questo articolo è uscito ieri su il Venezia epolis

p-640-480-05ffe24a-b580-446d-b484-75d5204ab55c.jpeg Il massimo dell’acqua alta non sono stati i 156 centimetri dell’1 dicembre scorso, bensì il racconto che mi ha fatto un giornalista della radio nazionale francese. Giunto a Venezia per delle interviste a veneziani più o meno noti a proposito dell’acqua alta e del rapporto della città con la letteratura, poco prima del nostro appuntamento ha ricevuto una telefonata dalla redazione di Parigi che gli diceva di fare un collegamento in diretta. Lui avrebbe dovuto parlare immerso nell’acqua alta. Solo che, il 6 dicembre, a Venezia non c’era nessuna traccia di acqua se non negli opportuni canali. Alla sua spiegazione, da Parigi hanno replicato con un “impossibile, abbiamo appena visto le immagini in televisione”. Alla fine, per fortuna, hanno creduto al loro corrispondente. Perciò, bene ha fatto l’ufficio stampa del Comune di Venezia a compilare un vademecum in inglese e francese per spiegare come avviene il fenomeno dell’acqua alta. Il problema, però, non riguarda soltanto la stampa straniera. Il sito di un importante quotidiano nazionale, la sera dell’1 dicembre scorso titolava: “Acqua alta a Venezia. Mai così da trent’anni. Poi cala”. Come se anche il fatto che a un certo punto è calata, fosse una notizia. Ancor oggi, tanti di noi ricevono telefonate, sms, email, di amici preoccupati per noi alluvionati. Vaglielo a spiegare che, comunque, alle due del pomeriggio di quello stesso giorno, tutto era tornato, quanto meno per la praticabilità dei percorsi, alla normalità. Eppure, come funzionano le maree, mi fu spiegato alle elementari dalla maestra. E questo, immagino, più o meno a tutti i giornalisti che si sono occupati in questi giorni dell’acqua alta a Venezia. Già, perché sono loro, i giornalisti, a dare la notizia in modo troppo sbrigativo. Quando si dice oggi a Venezia fenomeno dell’acqua alta e si mostrano le solite immagini di veneziani e turisti in ammollo fino al ginocchio se non più su, la gente pensa che quella situazione sia qualcosa di permanente. Non è solo colpa della stampa straniera, dunque. Ma di una superficialità diffusa, oppure, più semplicemente, che certe immagini, certe foto, è meglio venderle senza alcuna spiegazione, nessuna didascalia. E intanto, noi, continueremo a rispondere alla solita domanda: ma come fate con l’acqua alta?

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