Libri che restano

Questo articolo è uscito sul Venezia Epolis sabato 18 ottobre.

Quando l’agenzia ha battuto la notizia del Nobel seguita da suo nome, mi è venuta subito in mente la copertina, che a dire il vero – potere della memoria – ricordavo più scintillante, un grigio lucido e non opaco come invece è. Il nome è quello di Jean-Marie Gustave Le Clézio, il libro, Il Verbale, suo primo romanzo, del ’63. L’edizione è la prima – e unica credo – nella collana La Ricerca Letteraria dell’Einaudi. Mi è venuta in mente
la copertina e la libreria dove lo comprai – reparto seconde scelte – che, oggi, come tante altre librerie, non esiste più. Dentro, sul frontespizio, avevo scritto la data di acquisto, 25 febbraio 1984, quando avevo la metà degli anni che ho adesso. Prezzo, nuovo, mille lire, appiccicato con un’etichetta sopra al vecchio e, la cosa più bizzarra, il libro era stato finito di stampare il 24 febbraio 1965. Una seconda scelta, il premio Nobel 2008, ventiquattro anni fa. Tutti abbiamo speranze, mi sono detto, anche se poi non è proprio così. È sconosciuto da noi, Le Clezio, non certo in Francia. L’ho cercato e ritrovato, quel piccolo libro. Cercato, ritrovato e sfogliato di nuovo, come feci quel giorno in libreria, vorace di letteratura, desideroso di carpire il mestiere di scrittore da qualunque autore. Francesi, in quel periodo, soprattutto. Ho incominciato a rileggerlo, e mi sono accorto di ricordare poco o nulla di quel romanzo. Forse lo lessi in fretta o, forse, all’epoca, ebbe poco da dirmi. Mi sono accorto però, rileggendo le prime pagine, che qualcosa era rimasto di quello strano personaggio, protagonista di Il Verbale, Adam Pollo. Alcuni suoi gesti, alcune sue stasi, immobilità improvvise, gesti lenti, ogni tanto capitano anche ai miei personaggi. Ho guardato vagamente sgomento quelle pagine, consapevole che, spesso, letture affastellate nella tua mente nel corso del tempo, lasciano segni inconsapevoli, ombre che diventano prima silhouettes indefinite, poi figure in carne e ossa, per quanto si possano definire in carne e ossa personaggi di finzione. Poi, nel complesso, Adam Pollo non ha pressocché nulla a che vedere con quello che racconto io. Si tratta semplicemente di sfumature, atmosfere, tratti. Si tratta di scrittura, narrazione. E di letture, soprattutto. Che restano, ti accompagnano, ritornano.

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