Padova

Un week end a Padova, per un workshop di scrittura di due giorni alla Lanterna Magica. Un albergo a due passi da Prato della Valle, dal nome strano, Al Fagiano, scelto su internet proprio per via del nome.

Anche all’interno, l’Hotel Al Fagiano, è come non ti aspetti. È accogliente e l’arredamento colorato.

Poi, te ne vai fuori per farti un giro, e pensi che è la prima volta che ti fermi a Padova, che non fai il pendolare (Venezia-Palazzo Maldura e ritorno). Passeggi per la Padova di notte, quella che hai sempre evitato perché è la Padova turistica, e ti accorgi di non conoscerla per niente, questa città

E arrivi davanti alla Basilica di Sant’Antonio. Fai qualche foto. Quasi ti vergogni a dirti di non esserci mai entrato, là dentro. Poi però la giustificazione la trovi. Non è difficile dare la colpa alla vicinanza. A quella mezzoretta di treno che teoricamente consente tutto. Sant’Antonio e gli Scrovegni (nemmeno lì hai mai messo piede) a portata di mano come e quando vuoi. E infatti sono lì, loro, a portata di mano. Ad aspettarti.

È bello il cuore di Padova. Puoi anche incrociare due sposini cinesi che si fanno le foto e tu li fotografi mentre si fanno le foto. Ma poi, nel cuore di Padova, c’è tutto quel via vai, quel caos da happy hour, con rito dello spritz e tutto il resto, quel voler essere a tutti i costi come Milano, frenesia ed efficenza. Tutti vestiti uguali, un po’ fighetti, un po’ quasi fighetti. È ciò che fa di Padova una città senza identità, terribilmente conforme a un’epoca. E talmente immersa in quest’epoca, che ti spinge a correre via.

Corri verso la stazione. I padovani lo considerano parte del loro Bronx diffuso. Ma è l’Italia intera, ormai, a autocredersi un Bronx diffuso. Poi, a un semaforo, in mezzo a gente che parla lingue di diversi continenti, ti giri e ti accorgi che sì, Padova è proprio bella, con angoli che non ti aspetti, anche a due passi dalla stazione.

Mezz’oretta, e sei di nuovo a Venezia. Ed è la prima volta che, appena sceso, giri subito a destra, percorso inedito, fino al Ponte di Calatrava, che percorri per la prima volta di sera. Ti aspetta qualcuno, dall’altra parte. Un abbraccio e “non sono nemmeno caduto nell’attraversarlo”, esclami sarcastico.

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