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robertoferrucci.com » 2008 » ottobre
ott 30

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ott 29

Un vero paese democratico, l’Italia. Con un governo che non ascolta nessuno. Per quanto ancora si potrà andare avanti in questo modo?

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ott 28

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ott 27

Questo mio articolo è uscito sabato 25 ottobre sul Corriere del Veneto.

L’ultima volta è stato nel ‘90, l’anno del movimento della Pantera. Furono decine le università occupate per giorni e giorni. Il coordinamento, fra città e città, avveniva via fax. Oggi, diciotto anni dopo, si comunica attraverso
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ott 24

Dal Corriere del Veneto di oggi.

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ott 24

Questo articolo è uscito sul Venezia Epolis sabato 18 ottobre.

Quando l’agenzia ha battuto la notizia del Nobel seguita da suo nome, mi è venuta subito in mente la copertina, che a dire il vero – potere della memoria – ricordavo più scintillante, un grigio lucido e non opaco come invece è. Il nome è quello di Jean-Marie Gustave Le Clézio, il libro, Il Verbale, suo primo romanzo, del ‘63. L’edizione è la prima – e unica credo – nella collana La Ricerca Letteraria dell’Einaudi. Mi è venuta in mente
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ott 22

Voilà, come volevasi dimostrare.

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ott 19

Una pura precisazione al “servizio” televisivo che il dott. Emilio Fede ha dedicato a Venezia. A un certo punto del video, un signore sta tornando a casa, ma per il valente direttore Mediaset, cristallino cronista, il losco figuro chissà dove sta infilando la chiave, dato che per l’informatissimo giornalista, lì, è noto, non ci sia nessuna entrata di abitazione. Infatti, per la cronaca, guardate qua sotto: ce ne sono addirittura due. Ecco a chi è in mano l’informazione in questo paese, nell’indifferenza di tutti.

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ott 19

Leggo ora questa notizia. Credo non sia necessario commentarla. Questo è il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Questa è l’Italia di oggi. E gli operai, in questo paese, votano in gran parte per la coalizione di governo. Che dire?

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ott 18

Questo mio articolo è uscito ieri sul Corriere del Veneto.

La visione d’insieme è suggestiva, obbligatorio togliere l’audio, però. Un campo di Venezia, Ss. Giovanni e Paolo, di notte, con le luci che si riverberano e tutto il resto. Una cartolina notturna in video, ancora più suggestiva quando la telecamera, sempre a inquadratura fissa, si sposta sul ponte e inquadra Calle Lunga Giacinto Gallina. Pietre d’Istria, rosso veneziano e il verde di un’edicola. Potrebbero tranquillamente essere delle immagini girate da un turista che piazza lì la videocamera per poi mostrare le immagini agli amici, ritornati a casa. Ma c’è l’audio, dicevamo, ahimè. Fosse quello autentico, si sentirebbe il silenzio di Venezia, pochi passi, sciabordio, l’eco di qualche motore di motoscafo. Invece c’è una voce che commenta, che pare proprio essere stata aggiunta in un secondo momento. Una voce che non dice di quale luogo si tratti, che ignora il fatto di essere di fronte all’entrata dell’ospedale, che sembra non sapere nulla della città. Dice solo che le notti veneziane sono a rischio, che i tizi che passano dentro l’inquadratura sono potenziali spacciatori. Poi la telecamera si sposta sopra al ponte e inquadra la calle. La voce parla di un’illuminazione messa di recente (ma esiste da decenni) dopo alcune aggressioni avvenute proprio lì, fa diventare potenziale delinquente un signore che rientra a casa, attribuisce un forse artefatto vociare fuori campo come proveniente da una discoteca o un bar, del tutto inesistenti in quella zona – non c’è nessuna discoteca a Venezia – e raggiunge il suo apice quando all’orizzonte appaiono due ombre e la voce fuori campo, impaurita, chiede al cameraman di fermare lì. Questo “servizio giornalistico” è andato in onda sabato 11 ottobre su Sipario Tg4 e la voce fuori campo è quella del suo direttore, Emilio Fede. Verrebbe da definire questa sua ennesima performance nel modo che si merita, ma di quello, speriamo, si occuperà il sindaco Massimo Cacciari, di difendere la dignità della città più tranquilla e sicura d’Italia. Ci penserà lui a esprimere l’indignazione di tutti quei veneziani che, incappati su quelle immagini – e quel commento, soprattutto – sono saltati dalla poltrona. Purtroppo, non stupisce più questo modo di fare “informazione”. Bisogna mantenere alto il livello di paura, vera, reale, da infondere a dosi massicce al telespettatore cittadino. Evidentemente non basta più la cronaca urlata, sbandierata ad arte, quella che riempie i nostri tg a qualunque ora, e che ha trasformato sguardi e coscienze, al punto che percepiamo ormai il nostro paese come una sorta di immenso Bronx diffuso,dove anche i campi e le calli di Venezia devono necessariamente diventare zone off limits, anche se non lo sono, né lo sono mai state. Guardato con la giusta dose di buon senso, il “servizio” di Fede diventa suo malgrado una chiave di lettura di quest’epoca in Italia: spacciata in un modo, percepita in un altro. Un’epoca vittima del business politico della paura, da diffondere ovunque, in ogni modo possibile.

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ott 16

Questo sms è stato pubblicato oggi sul Corriere del Veneto.

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ott 16

Sto guardando Matrix, dove è ospite Roberto Saviano. Nel corso della trasmissione mi sono arrivati messaggi che segnalavano commenti molto critici riguardo al fenomeno Gomorra da parte di qualche intellettuale. Io non so che dire. Di certo Saviano è diventato un fenomeno suo malgrado. Puoi vederlo come un simbolo nobile, o come un prodotto di mercato. Poi, però, fosse anche un mero prodotto di mercato, si tratta di una positiva anomalia in un paese marcio come l’Italia. Questo credo di Saviano.

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ott 13

Questo articolo è uscito sabato 11 ottobre su il Venezia Epolis.

La settimana dei Nobel si è conclusa con l’assegnazione di quello per la pace. Consensi e polemiche, come al solito. Normale, ovvio. Pare ci siano alcuni – soprattutto scrittori – che consapevoli di essere tra i favoriti, si fanno vedere in giro per le strade di Stoccolma, tanto per sperare di influenzare, deambulando qua e là, gli invece rigidissimi giurati. Così il Nobel per la fisica
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ott 13

Un week end a Padova, per un workshop di scrittura di due giorni alla Lanterna Magica. Un albergo a due passi da Prato della Valle, dal nome strano, Al Fagiano, scelto su internet proprio per via del nome.
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ott 11

Questo articolo è uscito sul Corriere del Veneto di giovedì scorso.

Sono sempre stato un disastro, da bambino, al gioco del campanon. Erano sempre le ragazze ad avere la meglio. Forse perché è un gioco di pazienza, con quel sasso da tirare con tutta la calma, l’armonia della naturalezza. A dire il vero, noi maschi ci vergognavamo anche, quando giocavamo a campanon, ma era un modo per alcuni
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ott 8

Arrivo a Castelfranco Veneto per discutere di un eventuale corso di lettura e scrittura creativa e alla stazione vengo sorpreso da un lunghissimo treno di auto appena uscite dalla fabbrica. Hanno l’inequivocabile brillìo della vernice fresca (forse anche l’odore), cui al futuro proprietario basteranno tre o quattro parcheggi per spalmarci sopra, suo malgrado, quella patina invincibile di leggera opacità. Sono tutte Fiat, 500 e 600. Mi hanno sempre affascinato questi vagoni con le auto sopra. Forse perché sembrano un enorme giocattolo, forse perché le auto viste là sopra perdono la loro identità oggi così connessa al caos, al traffico. Sembrano oggetti destinati ad altro, a funzioni diverse e inattese.

Scendono anche molti giovani. Il treno era
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ott 7

Questo articolo è uscito sabato scorso su il Venezia Epolis.

Ha ragione il prosindaco di Treviso, Gentilini. Del resto, lui e tutti i suoi colleghi leghisti (ma non solo leghisti), sono davvero esperti in materia. Lui lo sa bene, e quando dice che l’apertura del fascicolo a suo carico per l’ipotesi di istigazione all’odio razziale, finirà in un nonnulla, ha ragione. In questi anni, parole
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ott 3

Mostri del mare in laguna

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