I libri dell’astronave

Questo articolo è uscito domenica 21 settembre sul Corriere del Veneto.

Domenica 7 settembre, a Villorba, è stata inaugurata la più grande libreria del nordest, la seconda – indipendente – d’Italia. Già, perché i libri, le librerie, in questo paese, non risentono affatto della crisi che attanaglia tutti gli altri settori. No, e il motivo è semplice. Questo è un paese dove la lettura, la vendita dei libri, è in crisi da sempre. Dalle nostre parti
le librerie chiudevano anche quando l’economia volava e la differenza, oggi, è che chiudono più in fretta. In più, quando istruzione, cultura e ricerca sono all’ultimo posto degli impegni di un governo, va da sé che il declino diventi ineluttabile. Per questo, domenica scorsa, a Villorba, eravamo in tanti a guardarci sbalorditi, davanti alla nuova Libreria Lovat. Piazzata lì, fra outlet e capannoni, mille metri quadrati di libri di ogni genere e per tutti i gusti, sembrava un’astronave che avesse perso la rotta per il pianeta della lettura, che non è certo questo, ma un altro, lontano da qui, sperduto in chissà quale galassia a noi sconosciuta. Invece no, è tutto vero, a Villorba c’è la più grande libreria del Nordest e, soprattutto, una libreria indipendente, con scaffali pieni, fra gli altri, di libri pubblicati da piccoli e prestigiosi editori, introvabili in altre librerie del genere. Per non parlare poi del reparto “Carta straccia”, riservato ai lettori dai zero ai dodici anni, perché è a quell’età che va iniziata l’esperienza della lettura. Così, superato lo sgomento iniziale, deciso che più che la pazzia può l’amore per i libri, accettata insomma la folle sfida di quest’astronave di carta che la rotta non l’ha persa per niente ma ha deciso scientemente di atterrare qui, a Villorba, cuore di un nordest sempre più propenso alla volgarità, all’intolleranza piuttosto che all’apertura, ciò di cui ci si è resi conto è che questo luogo può davvero diventare uno snodo cruciale della proposta e del risveglio culturale di queste terre. La sala “Lovat Lab”, disegnata inevitabilmente a L, è destinata a diventare passerella irrinunciabile di scrittori, musicisti, artisti. Sì, forse è solo attraverso iniziative apparentemente sventate come questa che si può ovviare a quella deriva altrettanto apparentemente invincibile che sta trasformando tante librerie in pizze al taglio e kebab. Opporsi in questo modo con forza a chi non fa che penalizzare di continuo cultura, istruzione, ricerca. E allora vedi mai che se all’outlet x o y non trovi i pantaloni griffati che cercavi (o anche se li trovi, poco importa) e decidi di andare a bere un caffè in quel posto così strano che vende libri, vedi mai che, girando qua e là, alla fine è anche con un libro che poi torni a casa. È questa la scommessa, l’unica possibile, ormai, per cercare, poco a poco, di invertire una rotta che sta portando il nostro paese a un allarmante analfabetismo di ritorno.