Medaglie venete

Questo articolo è uscito il 13 agosto sul Corriere del Veneto.

Preso atto – e lo sapevamo – che dato il via alle gare la questione Tibet e diritti umani sarebbe finita in un angolino, tocca adesso stare davanti al televisore. Pur di malavoglia, magari, all’inizio, buttando allo schermo soltanto un occhio – l’altro riservato a un boicottaggio personale difficilmente credibile – eccoci tutti là, incollati, nell’attesa di performance che, in effetti, stanno arrivando a grappoli. Perché è altrettanto risaputo che quando ci sono le olimpiadi, esistono solo le olimpiadi. Dal punto di vista mediatico è così. Lo sanno bene anche Saakashvili e Putin, che non a caso hanno aspettato iniziasse ad ardere il braciere per fare fuoco gli uni contro gli altri. Poi puoi anche sforzarti a starci dietro, alle notizie che arrivano dalla Georgia, ma il loro sovrapporsi alle imprese di Phelps e della Vezzali stride da ogni lato e, alla fine – ahimé – soccombe. Risultati, dunque, medaglie che stanno arrivando, guarda caso, in particolare dagli atleti veneti. Prima il vicentino Davide Rebellin, con quella faccia un po’ così, d’altri tempi, un volto contadino che sembra dirti di essere arrivato al ciclismo perché era con la bicicletta, da bambino, che si spostava da un campo da coltivare all’altro. Poi la compostezza del trevigiano Matteo Tagliariol, che con quel cognome lì non poteva che impugnare una spada, fin da piccolo. I suoi nobili gesti e quell’ancor più nobile dichiarazione contro la pena di morte. La modestia della marosticana Tatiana Guderzo, che pur spinta alla retorica dall’intervistatore, lei se ne sta coi piedi per terra, a pronunciare parole semplici. E la placida saggezza del padovano Marco Galiazzo, che impugna l’arco come se fosse un bel sabato mattina, in riva al Piave, fai un bel lancio con la canna e aspetti che qualcosa abbocchi. Per non parlare della erre arrotata di Federica Pellegrini, che se anche puoi rimproverarle un certa vanità, una sovraesposizione più da velina che da campionessa, poi quando snocciola quella consonante inconfondibile ti fa sentire atleta dei giochi pure a te, seduto nel tuo salotto di Mestre o Spinea o Favaro e sogni di poterlo battere pure tu, un giorno o l’altro, un record del mondo. È questo il Veneto che ci piace. Il Veneto dei campetti di periferia, delle piscine difficili da trovare ma, quando ci sono, piene di passione, delle palestre di scherma ricavate da garage (almeno così era fin poco tempo fa), delle stradine di provincia dove, puntuale, il ciclista più o meno della domenica lo incroci sempre. E poi in Regione c’è qualcuno che vorrebbe sponsorizzare il calcio. Solo che poi, attenzione. Siamo tutti anti-calcio solo per tre settimane ogni quattro anni. Sia chiaro. Ci sentiamo tutti polisportivi solo nell’anno olimpico, pronti, un minuto dopo, a tornare a urlare arbitro cornuto. Perché nonostante i campioni, i loro sacrifici e i loro risultati, siamo – i più – del tutto privi di cultura sportiva. Questo nonostante le polisportive siano una delle ricchezze della nostra regione. E magari fosse vero che questi risultati facessero deviare un bel po’ di giovani dal calcio al tiro con l’arco, dal pallone alla scherma. Magari fosse vero. E magari fosse altrettanto vero che questo orgoglio di regione appartenente a una nazione risvegliasse i veneti – gran parte di loro – da quella catatonia padana che ora per fortuna, davanti ai risultati, almeno tace. Già, perché questi risultati degli atleti veneti alle olimpiadi sono anche una delle tante contraddizioni venete. Chissà che ne pensaranno i dirigenti leghisti, quelli che mostrano il dito medio quando suona l’inno, quelli che col tricolore si puliscono là dietro, quelli che vanno orgogliosi della loro “nazionale padana”, che ha vinto i mondiali delle nazioni non riconosciute, capitanata da Alessandro Dal Canto, giocatore del Treviso, e con i fratelli Cossato (uno ex Verona, l’altro Chievo), orgogliosi attaccanti di una patetica nazionale che non c’è. Chissà cosa diranno, degli atleti veneti, italiani, che stanno vincendo medaglie su medaglie alle olimpiadi.

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