Un paese incivile

Questo articolo è uscito il 7 giugno su il Venezia Epolis.

Nel dizionario della saggezza, dell’intelligenza, del buon senso, non esistono parole capaci di esprimere lo sconcerto, l’imbarazzo, la vergogna, lo schifo per ciò che molti, troppi miei concittadini stanno facendo, dicendo, dimostrando. Credevamo che questa fosse una città impermeabile al razzismo, all’intolleranza becera e cieca, che basa la sua forza sull’ignoranza, la disinformazione, la superficialità, l’egoismo sfrenato. Quel che sta accadendo per il Campo Sinti mette i brividi. È saltata fuori una cattiveria stupefacente, inimmaginabile in una città in cui i proclami immorali dei leghisti mai avevano fatto breccia. La dissoluzione delle coscienze, che nel nostro paese ha subito un’accelerazione da primato (della vergogna, dell’indecenza), ora è giunta anche qui. Nessun angolo della nostra nazione sembra esserne immune. E tutto peggiora di giorno in giorno. E le parole sono ormai esaurite, di fronte al nulla intellettuale, alla vuotezza d’animo non resta che alzare le mani, impossibile argomentare, chiedere un confronto ragionato, serio. Lo smantellamento dei valori è evidente, definito. Missione compiuta. Anche gente che mai nella tua vita avresti pensato potessero dire (e, soprattutto, pensare) certe sconcezze, oggi le squaderna disinvolto in faccia a chiunque. Del resto ha dalla sua parte le istituzioni, che hanno istituzionalizzato la beceraggine, ne hanno fatto legge. Come replicare a chi urla che non vuole ladri vicino casa sua? A chi sostiene con arroganza tutto il peggio possibile nei confronti di esseri umani a loro del tutto sconosciuti? E poi, qualcuno deve spiegarmi in quale paese civile e democratico è consentito a un tizio dire:  «Il repulisti della Padania è già cominciato. Siamo pronti in migliaia, volontari verdi, camicie verdi, alpini e patrioti padani anche senza tessera a marciare su Venezia e ovunque necessiti, per difendere le sacrosante iniziative della Lega in difesa della nostra gente dall’invasione di rom e clandestini. I no global delle varie bande se lo mettano in testa: quando i padani, dissotterrano l’ascia di guerra, non ce n’è più per nessuno». Il tizio in questione si chiama Borghezio e – non me ne intendo – ma credo che in questa frase ci siano gli estremi per l’istigazione all’odio e alla violenza. Ma siamo in Italia, che da un bel po’, ormai, ha smesso di essere un paese civile.

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