25 aprile

Questo articolo esce oggi su Il Venezia Epolis.

Ma dov’è finito Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino? Rovisto fra gli scaffali, doppia tripla fila, ma sono doppi, tripli anche i luoghi dove, nella vita, ho sparpagliato i miei libri. Stanno tutti riuniti in un Meridiano, adesso, i romanzi di Calvino, ma mi piaceva l’idea, il 25 aprile, di sfogliare il volume anni sessanta di quando l’ho letto la prima volta. In quest’epoca dalla memoria corta, svanita o, peggio, mistificata, oltraggiata, decido di passare il giorno della Liberazione fra le pagine che raccontano la nostra Resistenza, celebrata dai più grandi scrittori del secolo scorso. Rovisto, e mi capita fra le mani Una questione privata, di Beppe Fenoglio, un capolavoro della nostra letteratura. Lo lessi attorno ai vent’anni, e mi innamorai anch’io di Fulvia, dei partigiani, delle Langhe e, soprattutto, della scrittura precisa ed essenziale di Fenoglio. Non lo legge più nessuno, Fenoglio e, forse, bisognerebbe renderlo obbligatorio a quel futuro ministro degli interni che ieri è rimasto a casa a curare il giardino, così come quest’altro racconto di Italo Calvino, L’entrata in guerra, che rileggerò al posto delle avventure di quel ragazzino magro, che fuma, beve e parla sboccato, il Pin di Il sentiero dei nidi di ragno. Sì, basta poco. Quando si sentono pronunciare certe idiozie, quando il revisionismo di molti vorrebbe rimettere in discussione la Storia, è sufficiente rivolgersi ai nostri scrittori. A Calvino, Fenoglio, Cesare Pavese, Primo Levi, Romano Bilenchi, Elsa Morante, Carlo Levi. Leggere e far leggere le loro parole renderà ridicoli, piccoli, insulsi tutti coloro che con quattro slogan vorrebbero rimettere tutto in discussione. Frugate anche voi fra gli scaffali, andate su in soffitta, oppure entrate finalmente in una libreria. Da quanto non lo fate? Con pochi euro, il vostro presente cambierà suono, colori. Scoprirete che dentro a quei libri ci siamo noi, i nostri padri, il nostro paese. Quei libri sono la nostra storia e una volta letti – perché tanti, fra noi, troppi, non li hanno mai presi in mano – una volta letti capiremo un sacco di cose, avremo una chiave interpretativa nuova per questo assurdo presente. Sono il nostro patrimonio, quei libri, sono i custodi della verità e della memoria. Di più: gli scrittori – quegli scrittori – sono la nostra stessa memoria. Da non smarrire mai.

Leggi questo post in e-bookLeggi questo post in e-book