Parlar d’altro

Questo Cosa cambia è uscito ieri su il Venezia Epolis.

Meglio parlare d’altro. Disintossicarsi è impossibile. Ma parlar d’altro e non di quel che toccherà all’Italia nei prossimi cinque anni, sì, si può fare (tanto per stare sullo slogan più sbagliato degli ultimi anni). Si può parlare di molte altre cose. Per esempio parlare di un argomento che nel nostro paese è sempre più emarginato e nei prossimi cinque anni lo sarà ancora di più. Possiamo parlare di libri. Ieri ho comprato in una libreria di Venezia un libro di Paul Bowles, l’autore del bellissimo romanzo intitolato Il tè nel deserto (qualcuno ricorderà il film omonimo di Bernardo Bertolucci, qualcun altro la splendida canzone dei Police, Tea in the Sahara). Su uno scaffale c’era un piccolo libro con un bollino rosso. Il bollino rosso stava a significare che il libro era usato e sopra c’era scritto tre euro. Il titolo è In cima al mondo, un romanzo che non ho mai letto, pubblicato da Anabasi, un editore che non esiste più. L’effetto, appena preso in mano, è quello che mi fa sempre un libro usato, soprattutto quando sai che si tratta di un esemplare raro. Ti domandi chi altro l’abbia letto, da dove arrivi. Quel libro, a differenza dei nuovi, ha una sua vita propria, una vita che sarebbe bello conoscere, magari annotata sull’ultima pagina, in fretta. Invece il libro non ha segno alcuno, sembra addirittura non essere stato letto. Solo se guardi la copertina in controluce, vedi dei numeri, il solco lasciato da una scrittura arrotondata, calcata su un foglio che ci stava appoggiato sopra: 9, 13, 3, 6. Chissà, numeri da giocare al Lotto? Il seriale di un software? Forse l’ho preso anche per via di quei numeri, il libro, oltre che per il suo autore. Fuori, mentre rigiravo fra le mani il libro appena comprato, ho visto un uomo di una certa età che veniva dalla mia parte. Aveva un soprabito lungo, teneva uno zaino su una spalla sola. Il viso, un viso di quelli che noti subito, un viso che parla dritto al tuo immaginario e lo solletica. Forse perché già visto o per pura forza evocativa di quei lineamenti. Soltanto dopo esserci incrociati sfiorandoci, mi sono accorto che era Bruno Ganz, l’attore protagonista di Il cielo sopra Berlino, di Wenders, e anche di Pane e tulipani, di Silvio Soldini. Ha casa a Venezia, e a Venezia, necessariamente, prima o poi la gente la incroci. Sì, è meglio e più piacevole parlar d’altro.

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